domingo 30 de noviembre de 2008

Lo que los caturistas en Venezuela piensan de Chavez

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sábado 29 de noviembre de 2008

Ravell advierte del posible cierre de Globovision

Porque Chavez quiere cerrar Globovision....... porque esta dolido...... porque le dicen la verdad...... Los venezolanos defenderemos Globovision.
vdebate reporter
Ravell advierte del posible cierre de Globovisión
08:56 PM Caracas.- Alberto Fedérico Ravell, director general del canal de noticias Globovisión, advirtió esta noche que muy posible que el canal amanezca cerrado el lunes, como consecuencia del procedimiento administrativo abierto por la Comisión Nacional de Telecomunicaciones (Conatel) a esa estación de televisión.
Esta afirmación la hizo durante su participación en maratónico Aló Ciudadano que trasmite el canal.

Le dio la bienvenida al nuevo procedimiento y aseguró que se defenderán pero llamó a la gente a estar preparada para cuando la señal no saliera en señal abierta.

"Sabemos que no es una decisión de Conatel, sino del Presidente", aseguró.

Señaló que, una vez más, el presidente Hugo Chávez se quita la careta y demuestra que no hay separación de poderes en el país.

Señaló que, en el supuesto negado de que Globovisión o cualquier otro medio de comunicación haya incurrido en una falta, no es Conatel sino el Consejo Nacional Electoral quien debe activar los recursos legales correspondientes.

"Estoy indignado porque un Presidente transmitió durante una noche entera la instrucciones a su partido y Tibisay no lo sancionó. El CNE no es imparcial. Ahora vamos a ver si Tibisay Lucena es imparcial o si está de un lado la balanza", indicó.

Sostiene que el origen de esta medida es que el Presidente y su gabinete están dolidos y herido por haber perdido los espacios políticos importantes del país.

"Para justificar un cierre del canal tendrán que inventar un nuevo reglamento, una nueva legislación, y jurisprudencia, porque es más fácil que manden a la Guardia Nacional y nos cierren a que estén inventando triquiñuelas. Las pérdidas y la vergüenza que tiene el gobierno tenían que pagarla con alguien, y la está pagando con nosotros. Nos vamos a callar antes los atropellos", indicó.

"Nosotros pusimos al aire a los dos gobernadores que democráticamente hicieron una denuncia, eso también hicieron otros canales".

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Hugo Rafael Chavez Frias: un «Presidente-Caudillo» a cavallo del mito comunista

Este articulo esta escrito en Italiano.




Per ordinare i volumi recensiti o segnalati
inserito il 31 maggio 2008
Antonio Savo
Hugo Rafael Chavez Frias: un «Presidente-Caudillo» a cavallo del mito comunista

1. Un personaggio controverso
Il 2 dicembre 2007 Hugo Rafael Chavez Frias, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, è sconfitto inaspettatamente in un referendum di modifica della Costituzione che gli avrebbe dato la possibilità di governare a vita. Dopo appena un mese egli si rende protagonista di una trattativa con i terroristi delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia (Farc), e il 9 gennaio 2008 ottiene la liberazione di due prigioniere colombiane.
Periodicamente la cronaca politica porta in primo piano le sue controverse iniziative — specie dal 3 dicembre 2006, cioè da quando vince per la seconda volta le elezioni alla presidenza del Venezuela —, aventi come obiettivo l’instaurazione di un «nuovo» socialismo.
I suoi progetti sono accolti trionfalmente da chi lo considera simbolo della lotta antimperialista, mentre sono osservati con preoccupazione e subìti dagli Stati Uniti e dai loro alleati occidentali.
Le sue vicende sono indubbiamente legate alla ricchezza venezuelana, il petrolio, risorsa che il presidente sfrutta per rinsaldare i vincoli fra le nazioni sudamericane. La sua alleanza con Fidel Castro Ruiz, presidente della Repubblica di Cuba, con la Corea del Nord, con la Repubblica Islamica dell’Iran di Ahmadi-Nejiad, nonché la presenza in Venezuela di rappresentanti di movimenti rivoluzionari o terroristici come Hezbollah, Hamas e Al Qaida (1), sono percepiti come fattori di instabilità internazionale.
A rendere ancor più minacciosa la sua politica contribuisce l’acquisto di un armamento imponente, mentre la sua stima per il terrorista rosso «Carlos», oggi residente nelle carceri francesi e convertito all’islam, fa nascere dubbi sull’affidabilità delle relazioni diplomatiche con il Paese caraibico.
I suoi rapporti amichevoli con i narcoterroristi colombiani delle Farc, gruppo rivoluzionario marxista-leninista (2), sono stati confermati in occasione della recente trattativa che ha portato alla liberazione delle due prigioniere colombiane Clara Rojas e Consuelo Gonzales. La felicità per il rilascio non può far trascurare le dichiarazioni di stima e di amicizia rese a nome del presidente Chavez, dal suo ministro degli Interni, Amon Rodriguez Chacin, subito dopo la liberazione degli ostaggi: «In nome del Presidente Chavez voglio dirvi che poniamo molta attenzione alla vostra battaglia» e «[…] mantenete alto il vostro spirito e la vostra forza, potete contare su di noi […]. Cautela camaradas» (3).
Non si può trascurare che il gruppo guerrigliero al quale Chavez faceva pervenire la sua gratitudine combatte una guerra da trent’anni contro un paese amico, la Colombia. In questa guerra i terroristi hanno ucciso centinaia di venezuelani e migliaia di colombiani, hanno sequestrato oltre tremila persone, 730 delle quali sono tuttora nelle mani dei guerriglieri e quaranta sono detenute da circa dieci anni. Non si può dimenticare che i capi guerriglieri ricercati in Colombia trovano rifugio in Venezuela, dove hanno stabilito, protetti, una stazione di transito per l’esportazione di centinaia di tonnellate di cocaina all’anno, diretta verso l’Europa e verso gli Stati Uniti d’America, con un valore di mercato di migliaia di milioni di euro all’anno (4). Non si può dimenticare che per Chavez le Farc sono camaradas che combattono la stessa battaglia: «Las FARC y el ELN no son terroristas, son verdaderos Ejércitos y hay que darles reconocimiento […] Son fuerzas insurgentes que tienen un proyecto político y bolivariano que aquí es respetado» (5).
Ma chi è politicamente il colonnello Hugo Rafael Chavez Frias? Come si sposa il suo autoritarismo militare con la causa della sinistra internazionale, di cui oggi si presenta come alfiere? Come si coniugano lo scarso rispetto della democrazia parlamentare e l’accentramento del potere con la causa della giustizia sociale di cui è considerato vessillo?
2. L’avvento al potere del colonnello Hugo Chavez
Nel 1998 Chavez viene eletto presidente del Venezuela, vincendo le elezioni contro il suo avversario Henrique Salas Römer. La sua elezione segna la fine del sistema bipartitico durato quarant’anni, costituito dall’alternarsi dei due partiti, Acción Democrática (Ad), d’ispirazione socialdemocratica, e il Comité de Organización Política Electoral Independiente (Copei), d’ispirazione cristiano-sociale. Ad e Copei si erano alternati alla guida del Venezuela fin dal 1958, anno in cui era stato posta fine alla dittatura militare di Marcos Evangelista Pérez Jiménez (1948-1958).
Potendo trarre vantaggio dall’alto prezzo del petrolio, la giovane democrazia si era prima contraddistinta per una estesa politica assistenzialista e nazionalizzatrice (6) — la Costituzione del 1961 assegnava allo Stato la responsabilità dello sviluppo economico e della politica sociale —, ma la successiva riduzione di valore dell’«oro nero» aveva costretto lo Stato a una politica di privatizzazioni, anche a causa dell’elevato debito estero. Alla fine degli anni 1990 il Venezuela aveva dovuto aderire a una rigida politica monetarista imposta dal Fondo Monetario Internazionale (7), con la conseguente fine della politica di sussidi che aveva caratterizzato il periodo precedente. Le nuove misure liberiste, introdotte dall’allora Presidente Carlos Andrés Pérez, avevano creato enorme malcontento ed erano sfociate il 27 febbraio 1989 in un’aperta ribellione popolare, cui il governo aveva risposto militarmente con una repressione che aveva causato centinaia di morti, evento noto con il nome di «Caracazo» (8).
Proprio per vendicare il Caracazo e per combattere la politica liberista il 4 febbraio 1992 Chavez, alla testa di 480 paracadutisti, diventa protagonista di un colpo di Stato militare che avrebbe dovuto rovesciare il presidente Pérez. Il golpe però fallisce, ma l’appello in televisione con cui il colonnello chiedeva ai suoi compagni di desistere, riscuote enorme popolarità per la schiettezza e per l’onestà nell’assunzione delle responsabilità. Chavez finisce in prigione, ma conquista l’immagine d’icona a cui affidarsi per cambiare un Paese corrotto.
La condanna viene condonata nel 1994 dall’allora Presidente Rafael Cardera: Chavez esce di prigione e costituisce il Movimiento Quinta República (Mvr), con cui fa il suo ingresso in politica. Nel 1998 vince le elezioni con una campagna indirizzata contro il regime del Patto di Punto Fijo (9), di cui denunziava la corruzione e la subordinazione agli interessi delle multinazionali. La vittoria di Chavez rappresenta la fine del sistema costruito intorno ad Ad e Copei, che vengono ritenuti responsabili della povertà radicata nel Paese.
Un anno dopo la vittoria, il 15 dicembre 1999, il Presidente vara una nuova Costituzione: il Paese assume il nome di Repubblica Bolivariana del Venezuela (10), dall’eroe dell’indipendenza nazionale Simón José Antonio de la Santísima Trinidad Bolívar Palacios y Blanco (1783-1830), e si manifesta la natura nazionalista e antimperialista — cioè antiamericana — che avrebbe contraddistinto la nuova strategia politica.
Dal 1999 al 2001 la politica economica della nuova Repubblica si sviluppa nell’alveo dell’economia di mercato, garantendo la concorrenza, l’iniziativa e la proprietà privata (11); dopo il fallito golpe dell’opposizione nell’aprile del 2002 (12) Chavez inizia a modificare l’economia venezuelana in senso statalista, ampliando l’intervento dello Stato non solo come regolatore ma anche in veste di produttore di beni e servizi. Nel 2005 lancia la proposta di costruzione del «Socialismo del XXI secolo» (13).
3. La Rivoluzione Bolivariana, via di uscita dal neoliberalismo e dalla globalizzazione
Fino al 2005 Chavez aveva ritenuto possibile un capitalismo «dal volto umano», una sorta di terza via fra socialismo e capitalismo, ma successivamente si era convinto dell’impossibilità di realizzarlo (14) e la condanna del capitalismo era diventata definitiva e impietosa. La riflessione bolivariana sul capitalismo e sul socialismo, che riporto nel seguito, è tratta da un documento del Centro Internacional Miranda, istituzione legata al Ministero della Educazione, che ha come scopo la promozione e l’approfondimento del modello bolivariano di «democrazia partecipativa e protagonista» (15).
Per il capitalismo tutto è mercanzia e la sua intrinseca perversione sta nel fatto che il valore dei beni è esclusivamente determinato dal loro valore di mercato, dalla legge della offerta e della domanda, senza alcuna considerazione dei fattori umani, sociali e ambientali.
Nel corso del XX secolo si era più volte tentato di superare il capitalismo nella direzione del socialismo ma questi tentativi erano sempre falliti. La rivoluzione sovietica non era stata un’esperienza negativa: «Voglio rendere omaggio a quanto fatto di buono alla umanità dalla Rivoluzione Sovietica; vi estendo il mio rammarico per il modo con cui l’esperienza comunista è terminata. Porgo le mie felicitazioni perché un giorno l’America Latina sarà ciò che la Russia non è potuto essere» (16). L’assenza di partecipazione sociale nell’Unione Sovietica aveva però determinato la creazione di un modello economico basato su un burocratico capitalismo di Stato, nel quale non erano spariti né lo sfruttamento né la divisione del lavoro e, quando l’Unione Sovietica si era disintegrata, i gestori del capitalismo di Stato si erano trasformati in gestori del neoliberalismo (17). Nell’Europa capitalistica la socialdemocrazia aveva dato vita a uno Stato sociale, un sistema in cui lo Stato diveniva imprenditore e nel contempo assumeva il ruolo di garante dei diritti sociali. Ma il Welfare socialdemocratico non era che una finzione per nascondere lo sfruttamento soggiacente strutturalmente al sistema capitalista (18). La socialdemocrazia, sviluppandosi all’interno del sistema capitalistico non poté fare a meno di ripeterne gli errori, continuando lo sfruttamento, partecipando alle lotte neocoloniali o imperialiste e deteriorando la natura (19).
Negli anni 1970 si diffonde il neoliberalismo, gli Stati si piegano agli interessi delle aziende transnazionali, del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e della Banca Mondiale (20). Il Welfare viene smantellato, le decisioni economiche, politiche e giuridiche, che in precedenza venivano prese dagli Stati nazionali, si trasferiscono oltrefrontiera, sotto l’egemonia economica delle grandi imprese internazionali e degli Usa (21). Lo Stato non interviene nel sociale, non controlla i prezzi, non investe in scuole, ospedali, cultura; l’ambiente viene devastato a vantaggio del profitto, i salari vengono congelati, le imposte indirette crescono e quelle dirette diminuiscono specie sulle alte rendite; aumentano i costi di alimenti e di medicine, la televisione e Internet creano false necessità; i servizi e i monopoli di stato vengono privatizzati o dismessi, in Venezuela vengono privatizzati la Pdvsa — la Petroleum de Venezuela SA, la principale impresa nazionale —, gli ospedali, le scuole, le strade, le imprese di elettricità, la somministrazione dell’acqua (22).
Paesi come il Venezuela, il Brasile e l’Uruguay eleggono presidenti di sinistra, l’Europa si mobilita contro la guerra in Iraq, il Foro Social Mundial riunisce il pensiero critico e i movimenti sociali alternativi dei cinque continenti (23). È guerra contro il neoliberalismo statunitense e contro la globalizzazione, ma è anche chiaro che il socialismo del secolo XX non sarà più proponibile (24) e che la Rivoluzione bolivariana dovrà condurre a un società nuova, a una nuova meta per il secolo XXI.
4. Il caudillismo di Norberto Ceresole
Nel definire i contenuti culturali della Rivoluzione bolivariana il presidente Chavez è apparso prima influenzato dalle teorie «caudilliste» di Norberto Rafael Ceresole (1943-2003) (25), quindi dal socialismo di Heinz Dieterich Steffan (26).
Molti analisti — e in particolare i simpatizzanti dell’opposizione venezuelana — percepiscono Chavez come la riproposizione del tradizionale caudillo (cioè «duce» o dittatore) latinoamericano, un presidente che gode di ampio potere legittimato direttamente dal popolo, in un sistema in cui al Parlamento è assegnata una funzione di rappresentanza molto limitata.
L’ispiratore del ruolo di caudillo è il sociologo argentino Norberto Ceresole, scomparso nel 2003. Personaggio controverso, attivista radicale di sinistra nel 1960 in Argentina, consigliere del dittatore peruviano Juan Alvarado, sostenitore della dittatura militare argentina (27) e della sinistra peronista; fautore di un’alleanza con l’Unione Sovietica; accusato di essere neo-fascista e antisemita per le sue teorie negazioniste dell’Olocausto (28).
L’incontro di Cersole con Chavez avviene nel 1994 in Argentina e la sua frequentazione con l’ex-colonnello gli costa l’espulsione dal Venezuela nel 1995 e poi nel 1999 a opera dello stesso Chavez (29) per le polemiche sorte intorno alle sue teorie «negazioniste» (30).
In vario modo egli ha comunque ispirato Chavez, soprattutto nei riguardi dell’abbandono del modello di «democrazia distributiva», che prevedeva deleghe e distribuzione del potere fra i molteplici organi istituzionali. Ha proposto il modello di «post-democrazia» (31), che prevede la concentrazione del potere nelle mani di un presidente eletto direttamente dal popolo e ha ispirato l’importante riforma delle istituzioni militari venezuelane (32).
Chavez ha riconosciuto la sua influenza nel 2006 (33), quando, ricordandone l’amicizia, ha rievocato la proposta dell’argentino di abbandonare l’alleanza con gli Usa per concentrare l’interesse sui legami con i Paesi del Sud America. Ceresole sosteneva che la «democrazia distributiva», nata con l’illuminismo e generata dalle rivoluzioni francese, inglese e americana, non aveva funzionato fuori dall’Occidente e nemmeno nella sua periferia, cui appartiene il Venezuela. In queste aree, la democrazia non ha avuto caratteristiche differenti dalla dittatura e non è stata veramente distributiva (34).
Nell’attuale contesto venezuelano, la democrazia distributiva porterebbe non alla distribuzione del potere ma alla dispersione e conseguentemente alla fine della Rivoluzione bolivariana (35), per difendere la quale è indispensabile che Chavez accentri il potere, ridando vita a un sistema, il caudillismo, che è nelle radici della storia ispanoamericana.
Per Ceresole, i radicali cambiamenti del Venezuela provocheranno inevitabilmente conflitti interni ed esterni; in questo contesto è necessario un rapporto diretto fra il caudillo e il popolo, che consentirà di controllare le reazioni interne. Gli ampi poteri del caudillo non saranno però sufficienti ad affrontare le pressioni internazionali provenienti sopratutto dagli Usa e a tal fine il Venezuela dovrà stimolare la nascita di una rete internazionale di solidarietà, innanzitutto con i Paesi ispanoamericani, quindi coagulare il consenso di personalità autorevoli, partiti politici, organizzazioni culturali e sociali (36).
5. La politica caudillista del presidente Chavez
L’accentramento del potere, il rapporto diretto con il popolo, l’esercito utilizzato nelle funzioni civili, la strategia di appoggio internazionale, sono gli elementi del pensiero di Ceresole che si ritrovano nella politica del Presidente Chavez.
5.1 Il potere di Chavez
Chavez demonizza la democrazia rappresentativa e propone di sostituirla con una democrazia «partecipativa e protagonista», dove però l’unico vero protagonista è il Capo che interpreta la volontà comune; i cittadini sono chiamati al sostegno della rivoluzione senza possibilità di agire in autonomia, in quanto hanno perduto il loro potere di delega (37). Ogni decisione, ogni programma è di Chavez, testimonial di un’autopromozione permanente. La magistratura è sotto il suo controllo, i principali uffici pubblici sono affidati a uomini di sua fiducia, gli Stati federali vengono svuotati delle loro competenze, accentrate nello Stato, l’Assemblea Nazionale è controllata dal suo partito, il potere legislativo è stato assegnato al presidente dall’Assemblea Nazionale fino al 2008, il partito unico chavista potrebbe assorbire tutte le forze che appoggiano il presidente (38).
5.2 Militarizzazione del potere
Chavez crede profondamente nell’etica militare e nella funzione sociale delle forze armate: sono migliaia gli ufficiali da lui assegnati a dirigere uffici civili. La Costituzione del 1999 ha posto le basi per il coinvolgimento dei militari nell’ordine pubblico e nello sviluppo civile nazionale, e ha soppresso il diritto dell’Assemblea Nazionale di approvare le promozioni delegandone il compito al presidente.
I militari sono coinvolti nei programmi governativi infrastrutturali, di sostegno sanitario, di distribuzione degli alimenti, nelle campagne contro l’analfabetismo e la disoccupazione; inoltre, occupano alte cariche ministeriali e amministrative, per esempio all’interno della Petroleos de Venezuela, nella Citgo Petroleum Corporation — la filiale americana dell’azienda petrolifera venezuelana —, nella polizia, negli uffici delle imposte, nella dogana, nel Tribunale Supremo di Giustizia (39). Temendo un possibile golpe, il presidente si è preoccupato di armare milizie paramilitari a lui devote, con compiti sociali e di difesa del territorio, e ha dato vita a organizzazioni «bolivariane» costituite da civili che espletano funzioni militari, in buona parte dotati di armi. Nel 2003 il governo ha creato il Frente Francisco de Miranda, una forza indottrinata e politicamente impegnata, con 10.000 membri distribuiti nei 24 Stati, che vengono addestrati e indottrinati a Cuba e i cui leader sono designati direttamente da Chavez (40).
5.3 La strategia di consenso internazionale
La rete di appoggio internazionale, suggerita da Ceresole, è evidente in Italia, dove la strategia di consenso miete successi. Rifondazione Comunista partecipa a un gruppo di lavoro per la costruzione del «Socialismo del XXI secolo» e anche il Partito dei Comunisti Italiani è convinto sostenitore del presidente venezuelano.
Mobilitati intorno a Chavez ci sono i circoli bolivariani italiani che hanno dato vita al Coordinamento Nazionale Bolivariano per appoggiare la lotta dei popoli latinoamericani, numerosi sono le associazioni, i comitati, i siti e le riviste vicine alla coppia Chavez-Castro (41).
Fra le personalità che appoggiano più vistosamente Chavez ci sono personaggi politici e intellettuali, dagli ex-deputati Franco Giordano (42) e Ramon Mantovani di Rifondazione Comunista agli ex-onorevoli Oliviero Diliberto e Iacopo Venier del Partito dei Comunisti Italiani, dal filosofo Gianni Vattimo ai giornalisti Luciana Castellina e Fulvio Grimaldi.
A destra, non disdegnano Chavez Salvatore Santangelo e Tiberio Graziani (Eurasia), attratti dalla mobilitazione popolare, dai temi della giustizia sociale e dalla politica antiamericana; la Destra Sociale e la rivista Area di Marcello De Angelis non sembrano aver sciolto le riserve, condividono le critiche alla globalizzazione ma temono il rischio di deriva castrista (43).
Nella regione ispanoamericana il presidente venezuelano influenza le alleanze attingendo alla sua rendita energetica: presta 2,5 miliardi di dollari all’Argentina, 1,5 miliardi alla Bolivia, 500 milioni all’Ecuador e 2 miliardi a Cuba. È un match impari, perché il Fondo Monetario Internazionale presta solo 50 milioni di dollari annui all’America Latina, l’1% del totale contro l’80% del 2005; gli Usa investono nella regione 1,6 miliardi di dollari, una goccia d’acqua rispetto all’oceano di petroldollari impiegati dal chavismo per costruire la rete d’appoggio nell’Ispanoamerica (44).
Il risultato maggiore è l’asse Cuba-Venezuela, che si ramifica in Bolivia, Ecuador e Nicaragua per via delle affinità ideologiche e degl’interessi sugli idrocarburi. Da Fidel Castro è nata l’idea di estendere l’alleanza Cuba-Venezuela creando Alba, l’Alternativa Bolivariana per l’America Latina, asse economico e geopolitico cui hanno aderito Bolivia e Nicaragua, mentre il presidente ecuadoregno, Rafael Vicente Correa Delgado, ha annunciato la sua intenzione di aderire, ma prima dovrà risolvere il problema di un Congresso in maggioranza a lui ostile (45).
Buone relazioni sono evidenti anche con l’Argentina neoperonista, debitrice di Chavez per l’acquisto di importanti quote di buoni del Tesoro; sono seguaci di Chavez anche Paraguay, sebbene orientato politicamente a destra, Uruguay, Haiti e Giamaica, più o meno sensibili agli aiuti petroliferi venezuelani. Cile, Perù, Honduras, Costa Rica, Panama e Repubblica Domenicana mantengono distanze piuttosto ampie dall’asse Venezuela-Cuba. Sul fronte opposto, legati agli Stati Uniti restano Colombia ed El Salvador e in qualche modo anche il Messico. Il Brasile, che è la superpotenza regionale, mantiene buoni rapporti con tutti, osservando dall’esterno gli allineamenti regionali intorno al Venezuela (46).
Il vincolo con Ahmadi-Nejiad si sostiene sul comune sentimento anti-imperialista, sulla dichiarata fratellanza tra i due popoli (47). Ma c’è qualcosa di più e di più profondo se il Paese asiatico è divenuto il secondo partner commerciale del Venezuela, non a caso preceduto solo da Cuba, con cui i legami sono di natura preminentemente ideologica.
Il presidente iraniano non ha mai tenuto nascosto il suo feroce negazionismo e il suo anti-semitismo (48); inoltre, le sue minacce di cancellare dalla mappa del mondo Israele e il suo disinteresse nel mantenere rapporti con questo Paese hanno colpito fortemente l’opinione pubblica mondiale. D’altra parte il negazionismo di Ceresole si era tradotto nel rapporto stretto che l’ideologo argentino aveva intessuto con il fondamentalismo islamico, con il governo dell’Iran e con il movimento armato degli Hezbollah (49) e l’interesse è certamente stato ricambiato, se i suoi scritti sono stati tradotti in arabo e in persiano (50). Tutto questo ha certamente giocato un ruolo determinante nell’orientare il presidente venezuelano verso la Repubblica Islamica dell’Iran e verso la sua ideologia.
In conclusione, Chavez fa suoi i suggerimenti di Ceresole, sia in politica interna che in politica estera, interpreta la funzione di caudillo, ma con un ruolo politico che è lo stesso presidente a chiarire: «La funzione del Caudillo in certe epoche storiche è quello di mobilizzatore di masse, di rappresentante di una massa con cui si identifica: una funzione che la massa gli riconosce senza che ci sia un procedimento formale, legale o di legittimazione. [...] Se una persona così dedicasse la vita, dedicasse i suoi sforzi a collettivizzare, servendosi del suo potere “mitico” [...]: se si verificasse tutto questo, allora io giustificherei la presenza di un caudillo» (51).
Il caudillismo di Chavez è cioè intimamente associato alla sua aspirazione alla collettivizzazione: «Il capitalismo va superato avanzando verso il socialismo [...]. Io sono un rivoluzionario tutti i giorni più rivoluzionario, perchè mi convinco sempre più che l’unico modo per rompere l’egemonia capitalista, per rompere l’egemonia delle oligarchie della terra è attraverso la rivoluzione, non c’è altra strada» (52). Con queste parole Chavez, il 30 gennaio 2005, nel corso del World Social Forum di Porto Alegre, in Brasile, ha lanciato la nuova strategia di superamento del capitalismo e di costruzione di un nuovo tipo di socialismo.
6. Il Socialismo del XXI Secolo
Il 10 gennaio 2007, Chavez giura di dedicare la propria vita alla costruzione del socialismo: «Giuro davanti a questa meravigliosa Costituzione [...]. Giuro in nome di Dio [...]. Giuro sui martiri e sul nostor Libertador [...] sulla nostra Patria [...] che non mi stancherò e dedicherò la vita intera alla costruzione del nostro Socialismo» (53).
Già nel 2006 aveva chiarito la meta della Rivoluzione bolivariana: «Abbiamo assunto l’impegno di dirigere la Revolución Bolivariana verso il socialismo e di contribuire al percorso verso il Socialismo del secolo XXI che si basa sulla solidarietà, sulla fraternità, sull’amore, sulla libertà e sulla eguaglianza» (54).
Il «Socialismo del XXI secolo» è un concetto espresso nel 1996 dal sociologo tedesco residente in Messico Heinz Dieterich Steffan (55), oggi principale consulente del presidente Chávez (56). Dieterich apprezza Karl Marx, ma sostituisce la dialettica e la dittatura del proletariato con la democrazia partecipativa e diretta, così avvicinandosi al socialismo libertario. Il socialismo di Marx non è considerato realizzabile perché si regge su una ideologia dogmatica e statica (57); nello stesso tempo l’ideologo condanna la legge della domanda e dell’offerta da cui originano le ingiustizie capitalistiche a cui il socialismo deve porre rimedio. Il nuovo socialismo si baserà sul modello della «economia delle equivalenze», la cui caratteristica risiede nella definizione del prezzo: il valore economico del prodotto dovrà tener conto esclusivamente del tempo impiegato per la sua realizzazione; l’incidenza del luogo di produzione e la qualità dei suoi progettisti influenzeranno il prezzo solo in misura corrispondente al tempo di lavorazione, spariranno le disuguaglianze in azienda e i benefici connessi, e si genererà una economia esente da ingiustizie sociali e dallo sfruttamento. L’impresa capitalista sarà sostituita dalle Imprese di Produzione Sociale (Eps), i cui piani imprenditoriali dovranno essere condivisi con la comunità in modo che la produzione sia socialmente utile e rispondente alle necessità del territorio (58). Alle Eps Chavez ha fatto riferimento per la prima volta nel 2005: «Le “Imprese di Produzione Sociale” sono quelle entità economiche dedicate alla produzione di beni e servizi, nelle quali il lavoro ha significato proprio, non alienato, autentico, nelle quali non esiste discriminazione sociale nel lavoro e in nessun tipo di lavoro, non esistono privilegi associati alla posizione gerarchica. Sono quelle entità economiche con eguaglianza sostanziale tra i suoi componenti, basate sulla pianificazione partecipativa e protagonista, sia sotto il regime della proprietà statale, della proprietà collettiva o la combinazione di entrambe» (59). Le Eps devono riprogettare obbligatoriamente il destino degli eccedenti per il superamento del capitalismo, riservandone una parte ai programmi di sviluppo sociale del territorio circostante. Chavez sostiene che la produzione non può essere destinata completamente al mercato, almeno una parte dev’essere distribuita gratuitamente, la restante può essere venduta, ma senza l’uso del denaro, che è tipico del mondo capitalista, piuttosto attraverso il baratto.
Il baratto potrà divenire una forma di scambio commerciale che consentirà di arrivare al consumatore senza passare dai circuiti commerciali capitalisti che introducono profitti speculativi; esso potrà risultare una forma molto lesiva per il capitalismo (60), e il presidente ne promuove la diffusione proponendo l’utilizzo di una moneta alternativa a carattere locale, cioè utilizzabile solo in un determinato territorio, senza alcun valore di scambio al di fuori di esso: «Con questa moneta non puoi andare in un’altra città a comprare una birra. Devi spenderla nel tuo villaggio, nella tua comunità. Tu porti le tue banane e prendi due polli o del caffè. Non devi fare profitto o diventare ricco. Questo baratto è ciò che noi chiamiamo Socialismo» (61). Risparmio e accumulo di capitali saranno impossibili in quanto la moneta di scambio va spesa entro un anno e si è forzati a consumarla nell’area di residenza. Le Eps devono poi superare le differenze gerarchiche interne all’azienda che sono determinate dalla concezione capitalistica della organizzazione sociale; nel socialismo, tutti gli esseri umani sono uguali in dignità e diritti e questi privilegi non sono giustificati. La diffusa partecipazione popolare e un attento controllo democratico garantiranno il corretto comportamento delle imprese socialiste. La Costituzione varata nel 1999, secondo Chavez, ha avviato la cosiddetta democrazia partecipativa, che delega al popolo funzioni precedentemente attribuite ai suoi rappresentanti. Attraverso un esteso uso dei referendum i cittadini approvano o aboliscono leggi, revocano il mandato a qualsiasi funzionario statale e anche al presidente della Repubblica. I cittadini possono controllare i progetti territoriali, l’operato del sindaco, del governatore e dell’esecutivo nazionale. I fondi con cui queste attività sono finanziate vengono però gestite direttamente dalla presidenza.
7. Il caudillismo socialista del Presidente Chavez
Caudillismo e socialismo del XXI secolo s’intrecciano indissolubilmente nell’accentrare il controllo economico, sociale e politico-istituzionale dell’intero Paese nelle mani del presidente Chavez.
7.1 Occupazione del potere economico
Il petrolio è lo strumento-chiave della geopolitica chavista, una fonte d’inestimabile ricchezza su cui egli radica ogni sua strategia di potere (62). La crescita del prezzo del petrolio sembra inarrestabile: nel 2000 era quotato 9 dollari al barile, raggiungeva quota 40 nel 2003, oggi vale circa 90 dollari al barile. In otto anni Chavez ha avuto a disposizione oltre 200 miliardi di dollari (63), una quantità enorme di denaro con cui avrebbe potuto trasformare radicalmente il paese caraibico. Forte di questa disponibilità, ha raddoppiato la spesa pubblica — cresciuta dal 20% del prodotto interno lordo del 1998 al 35% nel 2006 —, quindi ha duplicato il debito pubblico dai 21miliardi di dollari del 1998 ai 45 miliardi attuali, senza incidere sulla povertà.
Ha sviluppato invece una politica statalista costruita su una struttura composta da cinque blocchi fondamentali (64). Al centro di questo sistema c’è la Pdvsa, la compagnia nazionale petrolifera privatizzata negli anni 1990 dall’allora presidente Carlos Andrés Pérez e nazionalizzata da Chavez nel 2002 (65). Il ruolo della Pdvsa — da cui il Paese trae l’80% delle sue entrate — viene ridefinito in modo da farne il cardine dello sviluppo della politica economica e sociale (66). Il secondo blocco è costituito dalla Corporacion Venezolana de Guyana (Cvg) e da imprese manifatturiere il cui ambito abbraccia la produzione dell’alluminio, del ferro, la fabbricazione di case, la gestione di boschi. Il terzo componente è rappresentato dalla catena statale di commercializzazione dei prodotti alimentari Mercal, che alla fine del 2006 contava circa 13.000 stabilimenti con una quota di mercato superiore al 15%. Il quarto elemento è costituito dalla rete di impianti televisivi e radiofonici fra i quali la Venezolana de Television, Vive Tv, Antv, Teves, Telesur e Radio Nacional de Venezuela (67). Il quinto settore è quello finanziario, costituito dalle principali banche del Paese (68).
Ma il quadro dell’espansione dello Stato è in continua evoluzione e sta coinvolgendo imprese del turismo come Venetur, catene di hotel e compagnie di trasporto interurbano (69). Con l’occupazione dell’economia cresce la corruzione. Chavez gestisce buona parte dei proventi petroliferi attraverso strumenti finanziari appositamente creati, non soggetti a controlli finanziari seri e con una rendicontazione finanziaria molto limitata. Il 95% dei contratti pubblici è assegnato senza gared’appalto, gli scandali della pubblica amministrazione trovano quotidiano spazio nei giornali nazionali, ne sono coinvolte le istituzioni locali e quelle centrali, i politici e i burocrati, i militari e la magistratura; la presenza sui giornali dura poco perchè ogni scandalo dopo un po’ lascia il posto a quello più nuovo e non c’è mai un colpevole (70). Sono in molti a sostenere che questa politica economica, radicata nella espansione della spesa pubblica e non sulla crescita e lo sviluppo, sarà in grado di sostenersi finché il prezzo del petrolio rimarrà alto, perlomeno superiore ai 50 dollari al barile; se dovesse iniziare la discesa verso questa soglia, si potrebbero attendere fenomeni d’instabilità politica con esiti tutt’altro che prevedibili (71).
7.2 Occupazione dei mezzi di comunicazione
Con la Ley de Responsabilidad Social en Radio y Televisión, del 2004, si è di fatto avviata una operazione di controllo delle emittenti radio-televisive, imponendo l’autocensura ai media contrari al governo, con la minaccia di multe e di chiusura dei canali (72). Il 28 dicembre 2006 Chavez annuncia la chiusura del canale televisivo Rctv (Radio Caracas Televisión), con motivazioni di natura amministrativa (73) e con l’esplicita accusa di essere a favore dell’opposizione; il 27 maggio 2007 la Rctv, la televisione venezuelana più seguita, la Tv delle telenovelas, smette di trasmettere dopo 53 anni di attività. A nulla sono valse le proteste, in particolare quelle dei giovani universitari che hanno commosso il mondo e sono state represse con l’intervento dei militari. Ora rischia anche Globovision, l’ultima Tv non allineata, il canale di sole notizie colpevole di aver mostrato le manifestazioni, gli incidenti, le proteste degli studenti; il presidente l’ha esplicitamente minacciata, ma il direttore della Tv, Alberto Ravell, ha fatto sapere di essere disposto a «morire con gli stivali ai piedi» (74).
7.3 Occupazione delle istituzioni
Sotto la maschera di una falsa democrazia partecipativa Chavez ha progressivamente indebolito i delicati meccanismi di equilibrio del potere che avrebbero dovuto garantire le autonomie istituzionali. La Costituzione del 1999 ha infatti rafforzato il centralismo, accrescendo i poteri dell’Assemblea Nazionale e della Presidenza: l’Assemblea Nazionale oggi legifera sui Consigli Federali e sulle tasse, in precedenza prerogativa federale; il presidente federale resta in carica sei anni invece di cinque, può essere rieletto e legiferare direttamente sui diritti dei cittadini e su un’ampia area sociale senza essere soggetto al controllo costituzionale del Tribunale Supremo di Giustizia (75). Vengono limitate le competenze dei sindaci e degli Stati federali, considerate istituzioni caratteristiche della democrazia rappresentativa, alle quali viene diminuita la copertura finanziaria (76). Gli incarichi giudiziari e quelli del Consiglio Elettorale, il Controllore Generale e il Difensore Civico, in teoria garanti istituzionali, sono politicamente controllabili. La Reserva Nacional e la Guardia Territorial sono sotto il diretto comando di Chavez, che peraltro ha dato vita a strutture militari parallele al fine d’intimidire l’opposizione (77). Se il referendum del dicembre 2007 avesse dato ragione a Chavez, il Venezuela sarebbe divenuto un Paese socialista per via costituzionale, cioè in una forma non più modificabile per via di elezioni democratiche. Si sarebbero introdotte limitazioni al diritto di proprietà e iniziativa privata, sarebbe cresciuto il controllo dello Stato sulla magistratura, sulla Banca centrale, sugli Stati federali e sulle municipalità, le forze armate sarebbero state utilizzate per il mantenimento dell’ordine e per la difesa dai «nemici interni», perdendo la funzione di super partes che le caratterizza, si sarebbe introdotta la militarizzazione di un largo settore della popolazione per mezzo dell’incorporazione nella milizia nazionale (78). La proposta di Chavez è stata bocciata, ma il presidente ha lasciato intendere di voler proporre un nuovo referendum (79).
8. La situazione del Paese secondo i vescovi venezuelani
Nel luglio 2007, quando Chavez era solo da qualche mese presidente del Venezuela, la Conferenza Episcopale Venezuelana (Cev) ha criticato ogni aspetto della situazione del Paese in una esortazione pastorale approvata nel corso della loro LXXXVIII Assemblea Plenaria (80). Chavez ha appena annunciato la sua idea di modifica della Costituzione, i vescovi lo accusano di voler imporre un sistema socialista fondato nella teoria e prassi del marxismo-leninismo; Chavez propone la chiusura del canale televisivo Rctv, i vescovi denunciano la pretesa indebita egemonia in materia di comunicazione sociale, esprimono il loro appoggio alla protesta degli studenti per il diritto alla libertà di espressione, di opinione e d’informazione; sopratutto criticano le misure populistiche adottate dal presidente per fronteggiare il disagio sociale e l’assenza di soluzioni strutturali, nonostante gli ingenti introiti petroliferi.
I vescovi stigmatizzano la mancata soluzione dei problemi sociali, la povertà, la disoccupazione, la mancanza di abitazioni, la carenza di ospedali, le deficienze del servizio pubblico, la corruzione, i bambini in strada, gli anziani abbandonati; sottolineano il gravissimo problema della violenza, i delitti contro la vita e la proprietà, gli assassini, i sequestri, le estorsioni, il narcotraffico, il lavaggio del denaro sporco. Esprimono grave preoccupazione per il progetto di Legge sull’Educazione, soprattutto per la pretesa d’impartire una educazione con un orientamento politico e ideologico che lede gravemente i diritti e i doveri di educandi e genitori. Accusano l’arroganza del potere, le discriminazioni politiche, ideologiche giunte fino alla stesura di liste di esclusione dal lavoro per quanti hanno manifestato il proprio dissenso. Condannano il linguaggio offensivo e irrispettoso del presidente, l’insulto, l’aggressione verbale di persone e istituzioni.
La Cev, in sintonia con la posizione espressa da Papa Benedetto XVI in occasione della inaugurazione della V Conferenza dell’Episcopato Latino-americano e del Caribe, critica le ideologie liberali quando non rispettano l’equità, parimenti condanna il socialismo statalista che impedisce il primato della persona e della solidarietà. A una società più giusta non si perviene con il capitalismo selvaggio, ma nemmeno con il socialismo marxista.
Nell’estate 2007 Chavez offende i fedeli cattolici sostituendo, all’ingresso dell’Ospedale di Maracaibo, la statua della Vergine di Coromoto (81) con il busto di Ernesto «Che» Guevara e intitola l’Ospedale al guerrigliero comunista (82); i vescovi affidano alla Vergine il Paese chiedendole di accogliere le aspirazioni a un futuro più umano e più cristiano. Nell’autunno 2007 gli universitari venezuelani lanciano il trionfale attacco alla proposta di modifica della Costituzione: il Paese li segue, i vescovi sono loro accanto (83); Chavez viene battuto nel referendum di dicembre. Una spina nel fianco del governo, una presenza consapevole, quella dei vescovi, di cui il Presidente deve tener conto a ogni sua mossa.
9. Conclusioni: l’autocrazia al potere
Con la Rivoluzione bolivariana Chavez intende affrancare l’economia venezuelana dal neoliberismo e dalla dipendenza dalle imprese transazionali e ridare autonomia decisionale al potere politico nazionale. Il processo avviato corre però il rischio di trovare contrasti all’interno e all’esterno del Venezuela. Per evitare questi pericoli la strategia caudillista suggerisce di concentrare il potere nelle sole mani del presidente che può efficacemente controllare la reazione interna; per fronteggiare i prevedibili attacchi dei nemici esterni si cerca di stringere accordi con i paesi sudamericani e di stimolare una campagna di appoggio internazionale.
Lungi dall’essere in contrasto, caudillismo e socialismo s’intrecciano indissolubilmente. Il socialismo del XXI secolo, a differenza del comunismo sovietico, non si svilupperà nell’alveo della dittatura del proletariato, la sua purezza sarà garantita da una esteso controllo e coinvolgimento popolare. A differenza della socialdemocrazia, consentirà di uscire dal capitalismo, abbandonando la logica della offerta e della domanda, e rispondendo alle esigenze della società, della ecologia, dei lavoratori. Il nuovo socialismo produrrà una società giusta in cui non vi sarà posto per la povertà.
Come fa notare Annibal Romero (84), dal 1977 professore di Scienze Politiche presso l’Università Simon Bolivar di Caracas, quindi licenziato nel dicembre 2004, i contenuti del nuovo socialismo sono superficiali e mancano di una costruzione teorica credibile, si ritorna a una concezione arcaica della società con scambi economici primitivi; è un’aspirazione utopistica alla emancipazione della classe dei lavoratori, la cui irrilevanza dottrinale evidenzia piuttosto il fine mitico, la costruzione della società giusta cioè socialista, alla quale è chiamato a partecipare il popolo, un mito che assolve alla funzione di mobilitazione e di motivazione al combattimento.
Il mito svolge anche una funzione di rilevanza internazionale, s’inserisce nel quadro del predominio mondiale della cultura politica di sinistra, coltivando la resurrezione permanente della utopia socialista che distrugge gl’incentivi produttivi e condanna la società all’oppressione e alla povertà. La rilevanza del Socialismo del XXI secolo è quindi politica, diventa lo strumento attraverso il quale il Caudillo-Presidente estende il suo controllo diretto alla vita economica e sociale del Paese. Nonostante la sua miseria teorica, il mito politico è significativo, non potrà essere smontato con argomenti razionali: le masse popolari dovranno soffrire nella propria carne il naufragio del progetto prima di abbandonarlo definitivamente
(85).
Note
(1) Cfr. Il patriarca e il parà, in Limes. Rivista italiana di geopolitica, n. 2, 20-4-2007, pp. 7-24 (p. 8).
(2) Sulle Farc, cfr. Gustavo Coronel, Carta al amigo de Marulanda, in (27-2-2008).
(3) Reportaje: La conexión venezolana. El narcosantuario de las FARC, in (26-2-2008) e Pdvsa, Patriotismo, Chavez y Jatar, in (26-2-2008).
(4) Cfr. e
(5) Chávez elogia a las FARC y al ELN y dice que no son terroristas (video), in (26-2-2008).
(6) Cfr. Venezuela. La Revolucion de Hugo Chavez, in Informe sobre América Latina, n. 9, 22-2-2008, p. 3, in (26-2-2008).
(7) Cfr. ibid., p. 4.
(8) Il termine «Caracazo» è formato dal nome della capitale venezuelana Caracas, più il suffisso «-azo», che in spagnolo implica il significato di «colpo» e di «grandezza» (per esempio: da «mano» viene «manotazo», «manata»): si può quindi tradurre all’incirca come «il colpo o lo sconvolgente evento di Caracas» o «il terremoto di Caracas»; cfr. ibidem.
(9) Punto Fijo era il nome del quartiere di Caracas dove era sita la casa di Rafael Caldera e dove fu stretto il patto fra i tre maggiori partiti politici del Venezuela: Acción Democrática, Copei e Unión Republicana Democrática, nel 1958. Il patto impegnava le tre forze politiche a dar origine a un sistema elettorale con competizione di tipo bipartitico (sistema detto del «puntofijismo»).
(10) Cfr. Venezuela. La Révolucion de Hugo Chavez, cit., p. 5.
(11) Cfr. Josè Guerra, Capitalismo in salsa socialista, in Limes. Rivista italiana di geopolitica, n. cit., p. 161.
(12) Cfr. Venezuela. La Révolucion de Hugo Chavez, cit., p. 8.
(13) J. Guerra, art. cit., p. 159.
(14) Cfr. Miguel Lozano, Socialismo a la Venezolana, adios a la tercera via, in (26-2-2008).
(15) Haiman El Troudi e Juan Carlos Monedero, Empresas de Producción Social. Instrumento para el Socialismo del Siglo XXI, in (26-2-2008). Gli autori appartengono al Centro Internacional Miranda, legato al Ministero dell’Educazione.
(16) Norman Gall, Petroleo y Democracia en Venezuela, in Braudel Papers. Documento del Instituto Fernand Braudel de Economía Mundial, n. 3, 2006, p. 4, in (26-2-2008).
(17) Cfr. H. El Troudi e J. C. Monedero, art. cit., p. 48.
(18) Cfr. ibid., p. 79.
(19) Cfr. ibid., p. 48. (20) Cfr. ibid., p. 4, nota.
(21) Cfr. ibid., p. 40. (22) Cfr. ibid., p. 42. (23) Cfr. ibid., p. 41.
(24) Cfr. ibidem.
(25) Cfr. (26-2-2008).
(26) Cfr. (26-2-2008).
(27) Venezuela. La Révolucion de Hugo Chavez, cit., p. 34, nota.
(28) Cfr. , cit.
(29) Cfr. Venezuela. La Révolucion de Hugo Chavez, cit., p. 34.
(30) Cfr. Norberto Ceresole, Caudillo, ejército, pueblo. La Venezuela del presidente Chávez, in (26-2-2008).
(31) Cfr. ibidem.
(32) Cfr. Ceresole responde a Garrido. Réplica solicitada a El Universal por la entrevista publicada el día 5 de marzo, intervista al quotidiano «El Universal» di Caracas, in (26-2-2008).
(33) Cfr. Aló Presidente. Sitio oficial del programa dominical del presidente de la Republica Bolivariana de Venezuela, n. 255, maggio 2006, in (26-2-2008).
(34) Cfr. N. Ceresole, Caudillo, ejército, pueblo. La Venezuela del presidente Chávez, cit.
(35) Cfr. ibidem.
(36) Cfr. ibidem. (37) Cfr. Manuel Caballero, Bolivarismo e Fascismo, «Limes. Rivista italiana di geopolitica», n. cit., pp. 211-212.
(38) Cfr. Il patriarca e il parà, cit., p. 16. (39) Cfr. Venezuela. La Révolucion de Hugo Chavez, cit., pp. 18-21. (40) Cfr. ibid., p. 23.
(41) Cfr. Appendice, in Limes. Rivista italiana di geopolitica, n. cit., pp. 96-98. (42) Cfr. M. Caballero, Bolivarismo e Fascismo, cit., p. 123. (43) Cfr. Mauro De Bonis, Non solo sinistra. viaggio fra i castristi e i chavisti nostrani, in Limes. Rivista italiana di geopolitica, n. cit., pp. 94-97.
(44) Cfr. Il patriarca e il parà, cit., p. 12. (45) Cfr. Maurizio Stefanini, Le quattro Americhe, in Limes. Rivista italiana di geopolitica, n. cit., p. 83.
(46) Cfr. Il patriarca e il parà, cit., pp. 12-13. (47) Cfr. Presidentes de Venezuela e Irán anuncian lucha contra el imperialismo, in (27-2-2008).
(48) Cfr. Antonio Pasquali, Irán, el modelo, in (27-2-2008).
(49) Cfr. Ely Karmon, Hezbollah America Latina: Strange Group or Real Threat?, in (27-2-2008); cfr. anche Aníbal Romero, El Chacal, Ceresole, Ahmadinejad, in (27-2-2008). (50) Cfr. , cit. (51) Cfr. Il patriarca e il parà, p. 14.
(52) Discorso di Chavez al Social Forum di Porto Alegre: El sur, norte de nuestros pueblos. Desde el gimnasio gigantinho. Porto Alegre. Brasil Domingo 30 de enero de 2005, in , p.5 (26-2-2008).
(53) Discurso de Hugo Chávez en su toma de posesión, dell’11-1-2007, in Noticias Bolivarianas, in (26-2-2008).
(54) Cit. in Javier Biardeau, Los errores del estalinismo burocrático frente al Socialismo del Siglo XXI, in (26-2-2008). (55) Cfr. , cit.
(56) Cfr. (26-2-2008) e (26-2-2008). (57) Cfr. ibidem.
(58) Cfr. Empresas de Producción Social- Instrumento para el Socialismo del Siglo XXI, cit., pp. 101-103.
(59) Ibid., p. 91. (60) Cfr. ibid., pp. 117-118.
(61) Cit. in G. Coronel, Chavenomics: The Chavez answer to Milton Friedman, in (26-2-2008).
(62) Con una produzione di 2,8 milioni di barili al giorno (cfr. Il patriarca e il parà, cit., p. 19) il Venezuela è l’ottavo esportatore mondiale di greggio (cfr. Dan Restrepo, Agli USA conviene ignorare Chavez, in Limes. Rivista italiana di geopolitica, n. cit., p. 42) e le sue riserve petrolifere ammontano a circa 300 miliardi di barili di petrolio, le più estese del mondo, superiori anche a quelle dell’Arabia Saudita (cfr. Il patriarca e il parà, cit., p. 19).
(63) 150 miliardi di dollari come guadagno netto della vendita del petrolio, finanziamenti per 40 miliardi di dollari, per un totale di oltre 200 miliardi di dollari; cfr. G. Coronel, Corruption, mismanagement and abuse of power in Hugo Chavez’s Venezuela, in Development Policy Analysis, CATO Institute. Center for Global Liberty and Prosperity, Washington (DC) 27-11-2006, pp. 1-23 (p. 5), in (26-2-2008).
(64) Cfr. J. Guerra, El capitalismo de Estado en Venezuela, in (26-2-2008).
(65) Il presidente Chavez riprende il controllo politico della Pdvsa nel 2002; con la sostituzione della direzione aziendale, le strategie dell’impresa sono trasferite al governo, il ministro della Energia e Petrolio ne diviene il Presidente; cfr. (26-2-2008).
(66) La Pdvsa diviene proprietaria di aziende strategiche come la società telefonica Cantv (Compania Anonima Nacional Telefonos de Venezuela, parzialmente privatizzata nel 1991, di cui una quota minoritaria del 28,5% è in mano alla statunitense Verizon Communications), e di Electricidad de Caracas, controllata dalla statunitense Aes; cfr. J. Guerra, El capitalismo de Estado en Venezuela, cit.).
(67) Cfr. ibidem.
(68) A proposito della Banca Centrale Venezuelana (Bcv), Chavez ha di recente affermato che «[…] non può continuare ad essere autonoma» (cit. in Jorge Rossel, Chávez anuncia medidas radicales contra el capitalismo en Venezuela, in Noticias Bolivarianas, in (26-2-2008)).
(69) Cfr. J. Guerra, El capitalismo de Estado en Venezuela, cit.
(70) Cfr. G. Coronel, Corruption, mismanagement and abuse of power in Hugo Chavez’s Venezuela, cit.
(71) Cfr. Venezuela: La Révolucion de Hugo Chavez, cit., p. 35.
(72) Cfr. ibid., p. 15.
(73) Cfr. ibidem.
(74) Cit. in Chavez en cadena nacional amenaza Globovision, in (26-2-2008); trad. it., Chavez minaccia il canale tv Globovision, in (27-2-2008).
(75) Cfr. Venezuela: La Révolucion de Hugo Chavez, cit., p. 5.
(76) Ibid., p. 15.
(77) Ibid., p. 1.
(78) Un esame della proposta è stato pubblicato dal quotidiano El Nacional il 28 ottobre 2007, a opera di Alirio Abreu, ex-magistrato della Corte Interamericana dei Diritti Umani, e di Carlos Ayala, ex-presidente della stessa; cfr. Venezuelan constitutional reform. A first evaluation of the impact of the 69 amendments to the 1999 constitution, in (26-2-2006).
(79) Cfr. Quiere otro referéndum para su reelección, entre los «problemas denudo» del pueblo, in (26-2-2006).
(80) Cfr. Cev, Urge el diálogo y la reconciliación en Venezuela. Exhortación pastoral LXXXVIII, Asamblea Ordinaria Plenaria, Lunes, 9 de julio de 2007, in (26-2-2006).
(81) Così chiamata perché apparsa a Coromoto, capo della tribù degli indios Cospes, a Guanare nel 1651 e nel 1652.
(82) Cfr. Chávez quiere sustituir una imagen de la Virgen de Coromoto por un busto del Che Guevara, in Moral y Luces. Noticias Religiosas y del Mundo, 19-8-2007, in (26-2-2008).
(83) Cfr. Llamados a vivir en libertad. Exhortación del episcopado venezolano sobre la propuesta de reforma constitucional, in <> (26-2-2008).
(84) Cfr. un suo profilo biografico in (26-2-2008).
(85) Cfr. A. Romero, Socialismo: fracaso y mito, ne El Nuevo País, Caracas, 23-1-2007, in (26-2-2008).

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martes 25 de noviembre de 2008

Siguen las protestas en Barinas

Si hubo fraude deben reversarse los resultados. Busquen copias de las actas y presentenlas.
Vdebate reporter
Wilmer Azuaje, candidato a la alcaldía de Barinas, dijo hoy que continuarán en la calle protestando por los resultados electorales de la entidad, el cual calificó de “fraude”, afirmando además, que desconocían al electo gobernador, Adán Chávez.
Tras dos días de protestas frente a la junta electoral, Azuaje, en contacto telefónico con Globovisión, dijo que “los barineses se sentían desilusionado del CNE”. “Nosotros desconocemos a Adán Chávez como gobernador (…) Hasta cuando la familia Chávez pretende adueñarse de este estado”
Informó que cientos de personas se encuentran en la calle protestando y pidiendo a la junta electoral que revise las cajas y voto por voto, pues denunció una supuesta “inconsistencia numérica” y la ausencia de 97 actas electorales.
Acusó además, que efectivos de seguridad como la GN y el ejército han sido desplegados para impedir la movilización.

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El candidato de Barinas canto fraude

El ex candidato Julio César Reyes, cantó “fraude” en Barinas, y al momento de desconocer los resultados electorales, le dijo a sus seguidores que “es necesario permanecer en la calle, de forma cívica, en vigilia y con cacerolazos, porque debemos defender la voluntad popular”.
El candidato a gobernador por el partido Gente Emergente, se presentó a las 11:15 a.m. en su comando de campaña donde lo esperaba un centenar de personas dispuestas a caminar por el centro de la ciudad para llamar la atención de la ciudadanía, y luego tomar las instalaciones del CNE y la Junta Regional.
“Yo no voy a reconocer el triunfo de ese seudo gobernador, porque ni siquiera tuvo la capacidad y valentía para presentarse al pueblo de Barinas como un verdadero candidato”, aseguró Reyes y añadió “estoy seguro que el pueblo tampoco lo va a reconocer como su gobernador”.Acompañado de su madre, Eva de Reyes, del diputado Wilmer Azuaje y de todos los candidatos a alcaldes y legisladores, Julio César Reyes, mencionó una serie de irregularidades las cuales sustentarán un informe que entregará al Poder Electoral para proceder a “impugnar” los resultados en Barinas.
“¿Cómo es posible Dios mío, que se burlen de la voluntad de un pueblo?”, manifestó que se había preguntado a la media noche de este domingo después de escuchar el boletín emitido por el CNE, y seguidamente refirió que Tibisay Lucena se apresuró en dar los resultados de Barinas.
Explicó cinco puntos básicos donde considera que se produjo el “fraude” que dijo no aceptar.
Como primera parte del “fraude”, Reyes explicó que a las 2:40 a.m, una buena cantidad de actas de mesas electorales, no habían llegado a la Junta Regional a pesar de que las mismas estaban cerradas, y muchas de ellas fueron trasladadas a la Guarnición Militar.
También dijo que a las 7:00 p.m, del domingo, el servidor de transmisión de la Cantv envió a Caracas la información del 99% de las actas, donde él tuvo una diferencia de 160 votos, sin haber contabilizado otros 4.367 que se le suman de la alianza hecha con el partido Frutos. Sobre este particular, aseguró tener informaciones precisas debido a que quedó registrada la hora de emisión, de igual forma como sucede, cuando una persona va a retirar dinero de un cajero automático, y dijo que eso se puede comprobar.
Asimismo precisó que el servidor de totalización de la Junta Regional, a las 2:45 a.m, solo recibió del CNE el 90% de las actas, aún cuando ya se había transmitido el 99% hacia Caracas. “Este colchón (9% restante) fue utilizado por la junta de totalización para configurar el fraude”, subrayó.“Fíjense que la rectora (Lucena) se equivocó cuando dice que los resultados se emitieron con un 95% de las actas totalizadas, y eso es una mentira, porque rebotaron el 90% a la Junta Regional en Barinas. Lo hubiera hecho entonces con el total de lo recibido”.
Igualmente, señaló que ese servidor de la JER cerró el proceso a la hora que recibió los datos desde del CNE Caracas, manifestando el presidente de la junta, Jorge Hawat, que no había flujo de información del 10% faltante, es decir, 97 actas por totalizar, por lo que consideró que esa situación responde a una irregularidad en vista que de acuerdo con la Cantv, sí lo hubo porque se transmitió el 99%.
“Cuando se apertura un servidor no puede cerrarse hasta que reciba el 100% de las actas, y sin que eso ocurriera se ordenó el cierre, y de paso se lo llevaron (el servidor) vaya a saber usted para dónde, pero de eso, dejó constancia nuestro representante ante la Junta Regional, y el acta que se levantó está firmada por Jorge Hawat”, añadió.
Subrayó que en algunos municipios hubo máquinas que presentaron fallas en la emisión de las papeletas que reflejaban votos favorables para Adán Chávez, a pesar de que el elector decidía por otra opción.
Defender con la vida
.Recordando las palabras dichas por él al momento de postular su candidatura a la gobernación de Barinas, el pasado 9 de agosto, Reyes reiteró su disposición de defender los resultados que el favorecen “hasta con la vida si es necesario”.
“En horas de la noche hablé con varios sacerdotes a quienes les pedí que hicieran sonar las campanas de las iglesias para anunciarle a la ciudadanía que en las elecciones de Barinas hubo fraude”.
Para Reyes la situación irregular en cuanto a los resultados electorales es tan evidente que las 5:00 p.m, del domingo, uno de los representantes del PSUV ante la JER, el diputado Marcos Garrido, lo llamó para felicitarlo por el triunfo obtenido.
Sin miedo a tanquetas
Reyes está consciente del riesgo que significa estar en la calle ante las advertencias del presidente Chávez de militar las regiones donde sus adversarios pretendan crear el caos o el desorden público, a lo que respondió “no le temo a las tanquetas, y muchos se han equivocado porque me han visto pacífico, callado y sin atacar a nadie, pero llegó el momento de defender la verdad”.
“Que saquen esas tanquetas para ver si de una vez por todas deciden combatir la inseguridad que nos tiene tan agobiados”.
Julio César Reyes precisó que no hay marcha atrás en la lucha de calle para combatir el fraude electoral, y llamó a sus simpatizantes a cumplir vigilia frente a las iglesias y un cacerolazo en punto de las 7:00 p.m, de cada día hasta que haya un pronunciamiento que favorezca a la voluntad popular.
“Están descubiertos. Los hemos descubierto, por eso hago un llamado al Ministerio Público para que esté atento porque aquí también hay muchos delitos electorales que resolver”.
Dijo que irán a la calle sin armas de fuego, y señaló que sus armas son la verdad, la conciencia y la buena voluntad.
Arden los municipios
.El abanderado de Gente Emergente, quien estuvo acompañado de sus aliados que aspiraban las alcaldías, precisó que “el mismo sistema aplicado para hacerse ilegalmente de la gobernación, afectó a los municipios”.
En el lejano municipio Arismendi, sus seguidores no aceptaron los resultados y desde las horas de la madrugada del lunes, están en la calle exigiendo que se respeten sus derechos, comentó Reyes.
“Arismendi está encendido porque también descubrieron que hubo fraude”, relató y al instante se escucharon otros rumores que en municipios como Pedraza, Rojas y Sosa, también podría haber un estallido popular.
Hasta ayer en horas del mediodía, no se conocían resultados oficiales de las votaciones en los doce municipios de Barinas, solo que el triunfo le pertenecía en diez de éstos al Psuv, pero las cifras todavía no habían sido presentadas.
Reportaje de Walter Obregón publicado en

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Segun el CNE Julio Cesar Reyes gano en Barinas

Buenas noticias en Barinas,
vdebate reporter

http://www.cne.gov.ve/divulgacion_regionales_2008/index.php?e=05&m=02&p=00&c=000000000&t=00&ca=02&v=02

Gobernadora o Gobernador de Estado
JULIO CESAR REYES
59.165 Votos
49,91 %

ADAN COROMOTO CHAVEZ
52.909 Votos
44,63 %

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lunes 24 de noviembre de 2008

Estado de Ganancia y Perdidas

ESTADO DE GANANCIAS Y PERDIDAS
Si algo manifestó el pueblo venezolano con una votación que superó índices históricos, es que esa es la fórmula escogida para definir el futuro que acaba de nacer. Se abre una nueva etapa democrática que durará 4 años, tiempo constitucional de duración de los mandatos de alcaldes y gobernadores, y lapso que le queda de gobierno al presidente de la República.
La oposición venezolana ganó las gobernaciones de los estados más habitados del país y la Alcaldía de Caracas, la ciudad capital. En número de votos, entre las otras gobernaciones obtenidas y las alcaldías, más los votos logrados, aun perdiendo, en los estados y municipios donde ganó el oficialismo, la oposición cuenta con la mitad de los votos del electorado.
El partido de gobierno logró mayor número de gobernaciones y un fuerte respaldo en las zonas menos favorecidas del país. Lo cual demuestra el sentido social que la otra mitad de Venezuela percibe en Hugo Chávez y su “socialismo”.La nación se ha dividido en dos tendencias contrapuestas. Sin embargo, algo ha quedado muy claro, ambas partes quieren dirimir sus diferencias democráticamente.Chávez es autoritario, no nos cabe la menor duda, pero justo es reconocerle que en las dos últimas elecciones ha demostrado ser muy diferente a Mugabe, el presidente de Zimbabwe. No le será fácil a sus oponentes seguirle llamando tirano o dictador.
Pero, Chávez ha perdido la hegemonía del poder. Ya no es el “portaviones” que ungía y con su apoyo entregaba mandatos a gobernadores y alcaldes. Ahora, ser apoyado por Chávez puede ser garantía de perder. Además, Chávez perdió por segunda vez la reelección y no le será posible inventar una nueva opción “reeleccionista”. Su gobierno terminará inexorablemente a principios del 2013.
Los oficiales de la fuerza armada ya saben que él les podrá otorgar un grado de jerarquía adicional, pero de allí en adelante sus ascensos dependerán no de la lealtad política sino de su acatamiento a la Carta Magna.Los defensores de la libertad y de la democracia tienen ahora una nueva generación de presidenciables. Nos basta nombrar al nuevo alcalde de Caracas, Antonio Ledezma y a los nuevos gobernadores Enrique Capriles, Pablo Pérez y a otros noveles dirigentes como Julio Borges, Maria Corina Machado, Leopoldo Lopez, Gerardo Blyde, William Ojeda, o al ya casi “veterano”, Manuel Rosales, para darnos cuenta como se ha ido creando un nuevo liderazgo nacional en el país. Chávez debe reflexionar y comprender esta realidad actual.
En estas últimas elecciones regionales es obvio que “¿el destino?” le eliminó a Chávez a dos de sus competidores para la candidatura del oficialismo en la campaña presidencial del 2012: Aristóbulo Isturiz y Diosdado cabello. Esto le permitirá impulsar a su hermano Adán Chávez o a alguien de su extrema confianza para que le garantice que pueda seguir gobernando en Venezuela como lo hace Vladimir Putin en Rusia.
No obstante, Chávez tiene que entender que el “socialismo” y la “revolución” pasan por la vía electoral y nunca le será posible imponérselo por la fuerza a la mitad del país. Si el “comandante” de su Partido Unido Socialista quiere constituirse como una alternativa válida en este siglo tendrá que practicar también la democracia interna en su organización política.Por lo pronto, vendrán las elecciones de la nueva Asamblea Nacional que reflejará la presente y próxima composición de la sociedad. Se acabaron los tiempos de la hegemonía “socialista” en Venezuela.
Vladimir Gessen.

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Colmenares denuncia irregularidades en la junta municipal de Vargas

Porque el CNE no entrega las cifras por mesa si quiere se "de verdad" transparente. Para mi han cambiado algunos resultados......... para no dejar perder tan mal a Chavez, aunque no pudieron cambiar los resultados en Caracas, seria porque estaban muy bien vigilados.
vdebate reporter


Fabiola Colmenares, candidata a la alcaldía de Vargas, denunció que hasta el momento la junta municipal no había entregado los resultados oficiales cuando ya hay circulando una acta que la deja en desventaja frente a su contendor más cercano.
Colmenares explicó que cerca de las 2 de la madrugada de hoy, ella junto a su equipo de campaña se acercó a la sede de la junta regional para que le diera cuenta de la totalización de la data. Sin embargo, manifestó que desde la sede municipal del organismo electoral le informaron que los resultados no se darían a conocer sino hasta las 9 de la mañana.Pero Colmenares manifestó su preocupación cuando una planilla que llegó a sus manos indica que las actas escrutadas apuntan que Alexis Toledo posee una ventaja por 10 puntos sobre la candidata. Por esto, denunció la ausencia de datos que puedan confirmar los rumores y se quejó de la poca rapidez con el que se lleva la totalización de datos en la región.

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Ganadores en estas elecciones

Excelente Victoria en el municipio Sucre
Aristóbulo Istúriz en declaraciones a los medios de comunicación ha informado que el chavismo ha perdido en el municipio Sucre donde el nuevo alcalde será Carlos Ocariz.

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Para mi hubo fraude........

Para mi ha habido fraude. Vamos a ver que hace Sumate y los partidos politicos. Los disidentes, saldran a defender sus votos? Diran algo o se contentaran con lo que les dieron?
Si las elecciones en Venezuela fueran de verdad transparentes, y el gobierno no tuviese nada que esconder entonces porque:
Nunca dejan que la oposicion este en la sala de conteo?
No dicen las cifras, solo porcentajes!!!!
Duran demasiado para comenzar a dar los resultados!!!
vdebate reporter

Conseguido en un foro:
"Recuperamos Miranda, Tachira y Carabobo (ya oficialmente gano el pollo salas, y con ello se manifiesta como EVIDENTISIMO el fraude que monto al eructo, que apenas logro el 6% ahora), se mantuvo el zulia (¿cumplira el mico su promesa de meter preso al rosalito hoy lunes? ¿militarizara ese estado o "sacara tanques" en los otros?) y Nueva esparta, pero muchos otros estados lucen MUY EXTRAÑOS en sus numeros.
Se nos volvio a hacer fraude, aunque se nos dieron unos caramelitos para que nos quedemos tranquilos, pero a quienes MAS CASTIGARON con fraude fue a los disidentes, no les dejaron NI UNA gobernacion ¿dura leccion a la "traidora" disidencia chabestia?... La oposicion vendida no va a protestar estos fraudes, ya se negociaron los "caramelitos" opositores, a cambio de las perdidas "disidentistas" o "independientes", incluso algunas perdidas de oposicion, y QUEDENSE QUIETOS... Seguimos entregando mas para ganar menos en este rollo...

Curioso que el primer boletin del cne fuese solo con porcentajes, CERO CIFRAS, ¿seria para evitar que saquemos cuentas como con la reforma que no cuadraban ni a garrotazos? Curioso2 Chavez, y no tuvo cadena, lucia feliz, o algo bajo la manga que no revela?

Ahora a ver COMO va a ser la reaccion a futuro del mico con respecto a estas gobernaciones disidentes. Les puede montar un gobernante a dedo por encima a estas regiones de acuerdo con las leyes ya aprobadas, o negarles o retrasarle indefinidamente los recursos a las gobernaciones y alcaldias (y con los ingresos del estado en absoluta picada por los precios petroleros, no es impensable que ahorcara monetariamente a las regiones disidentes)... ESO SI que convertiria esta victoria en pirrica...

Ledezma como que se vio presidenciable ¿sera que lo estan cocinando para eso? Se perfila como lider de la union de la oposicion. Si es asi QUE BUENO, adios rosalito sin espinas... Que lo haga bien en Caracas para que pueda ser...

Con "victorias" (fraudes) chabestias con mayorias superiores al 50% y cercanas al 60% en muchos estados el mico se puede replantear OTRA consulta para alguna forma de reforma reeleccionista (con decision favorable del tsj incluida), y pudiera hasta ganar (el rechazo chabestia en contra de la reforma del 2D estuvo principalmente en la perdida de poder de las gobernaciones y alcaldias, no tanto en lo referente a la reeleccion...)

Solo nos queda esperar que el desgaste por la falta de recursos eventualmente termine por dar al traste con este corrupto e incapaz regimen comunistoide...

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domingo 23 de noviembre de 2008

Fraude II

Nos dejaron ganar algunos estados....... pero estos resultados fueron cambiados. Saldran los partidos a contar los votos?
vdebate reporter

11:30pm Tibisay Lucena

95% de la transmisión. Los resultados:
Yaracuy: Julio Cesar Heredia: 57%
Vargas: Carneiro 61.56% Roberto Smith 32 Fraude
Zulia: Pedro Pablo: 53.59%
Apure: Aguijarte: 56%
Aragua: Rafael Isea: 58% Rosales: 40.57% Fraude
Barinas: Adam: 49% Reyes: 48.7% FRAUDE

Falcon: Estela Marina: 55.25% Gregoria: 44.9%
Guarico: Lara: Manuitt: 33% Fraude
Lara: 77.5% Pedro Alcantara: 14.5%
Merida: 54.62% Davila: 45% FRAUDE
Miranda: Radonsky: 52.56% Diosdado: 46.44%
Nueva Esparta: Morel 57.64%
Sucre: 56% Gil 42.62% FRAUDE
Libertador: Jorge Rodriguez 53% Stanlin: 41% FRAUDE
Alcaldía Metropolitana Ledesma: 52.45%

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Fraude?

Porque duraran para dar los resultados? Estaran cambiando los resultados? Seguro que si....... Espero que tengamos las actas para denunciar fraude al instante, al saber los resultados.
vdebate reporter

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Exit Polls 03:34pm

Si esto es asi, Chavez ha perdido toda su popularidad.
Amen!
vdebate reporter
Urna - boca
Op G

Zulia 63 Pablo Perez 28 di Martino
Miranda 53 Capriles 39 Cabello
Libertador 52 Ledezma 45 Isturiz
Bolivar 41 Velasquez 33 Rangel
Carabobo 38 Salas 25 Acosta
Guárico 44 Manuit 34 Lara
Barinas 47 Reyes 33 Chavez
Mérida 54 Dávila 45 Diaz
Aragua 54 Rosales 44 Isea
Vargas 52 Smith 45 Garcia
Sucre 50 Morales 43 Maestre
Anzóategui 15 Rausseo 71 Tarek
Libertador 42 Stalin 38 Rodriguez
Sucre 54 Ocariz 45 Chacon
Baruta 77 Blyle 21 Diaz
Hatillo 42 Nascimiento 19 Solorzano
Maracaibo 82 Rosales 16 Salaza
Iribarren 62 Saez 27 Ramos

Actualizado 4:00 pm desde ruedalo.org
SONDEO A BOCA DE URNA (MARACAIBO - 11:30 AM) PABLO PEREZ 63%, DI MARTINO 28% RUEDALO!!!! EXIT POLLS A LA 1:00 PM RUEDALO!!!! Estado Miranda (Actualizado a las 11:12 AM): Henrique Capriles Radonsky 53%; Diosdado Cabello 39%; Otros 8% RUEDALO!!!! Distrito Capital (Actualizado a las 11:17 AM): Antonio Ledezma 52%; Aristobulo Isturiz 45%; Augusto Blanco Uribe 3%; Otros 3% RUEDALO!!!! Estado Bolivar (Actualizado a las 11:22 AM): Francisco Rangel 33%; Andres Velasquez 41%; Antonio Rojas 26% RUEDALO!!!! Estado Carabobo (Actualizado a las 11:12 AM): Luis Felipe Acosta 25%; Henrique Salas Feo 38%; Mario Silva 36%; Otros 1% RUEDALO!!!! Estado Guarico (Actualizado a las 11:25 AM): Reinaldo Armas 20%; Lenny Manuitt 44%; Willian Lara 36% RUEDALO!!!! Estado Zulia (Actualizado a las 11:29 AM): Giancarlo Di Martino 28%; Pablo Perez 63%; Otros 9% RUEDALO!!!! Estado Barinas (Actualizado a las 11:02 AM): Adan Chavez 33%; Julio Cesar Reyes 47%; Rafael Jimenez 20% RUEDALO!!!! Estado Merida (Actualizado a las 11:09 AM): Marcos Diaz 46%; Williams Davila 54%; RUEDALO!!!! Estado Aragua (Actualizado a las 11:06 AM): Rafael Isea 44%; Henry Rosales 54%; Otros 2% RUEDALO!!!! Estado Tachira (Actualizado a las 11:15 AM): Leonardo Salcedo 44%; Cesar Perez Vivas 55%; Otros 1% RUEDALO!!!! Estado Vargas (Actualizado a las 11:17 AM): Jorge Garcia 45%; Roberto Smith 52%; Otros 3% RUEDALO!!!! Estado Sucre (Actualizado a las 11:08 AM): Enrique Maestre 43%; Eduardo Morales 50%; Otros 7% RUEDALO!!!! Estado Lara (Actualizado a las 11:03 AM): Henri Falcon 69%; Pedro Alcantara 30%; Otros 1% RUEDALO!!!! Estado Anzoategui (Actualizado a las 11:01 AM): Tarek William Saab 71%; Benjamin Rausseo 17%; Gustavo Marcano 10%; Otros 2% RUEDALO!!!! Municipio Libertador - Caracas (Actualizado a las 11:12 AM): Claudio Fermin 13%; Stalin Gonzalez 47%; Jorge Rodriguez 38%; Otros 2% RUEDALO!!!! Municipio Chacao - Caracas (Actualizado a las 11:29 AM): Ramon Muchacho 33%; Emilio Grateron 26%; Liliana Hernandez 13%; Willian Torrez 28%; Otros 3% RUEDALO!!!! Municipio Sucre - Caracas (Actualizado a las 11:10 AM): Jesse Chacon 45%; Carlos Ocariz 54%; Otros 1% RUEDALO!!!! Municipio Baruta - Caracas (Actualizado a las 11:11 AM): Gerardo Blyde 77%; Luis Diaz LaPlace 21%; Otros 2% RUEDALO!!!! Municipio El Hatillo - Caracas (Actualizado a las 11:02 AM): Tulio Alvarez 1%; Delsa Solorzano 19%; Miriam Do Nascimiento 42%; Omaira Camacho 37%; Otros 2% RUEDALO!!!! Municipio Maracaibo - Maracaibo (Actualizado a las 11:28 AM): Manuel Rosales 82%; Henry Ramirez 16%; Otros 2% RUEDALO!!!! Municipio Iribarren - Barquisimeto (Actualizado a las 11:12 AM): Marisabel Rodriguez 11%; Alfredo Ramos 27%; Amalia Saez 61%; Otros 1%
Actualizado 03:34 pm:

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Se planifica un fraude? y Exit Polls

En Globovision:
Henry Ramos Allup y Julio Borges se estan quejando porque dicen que se quiere extender los horarios de las mesas, para planificar un fraude. Ellos dicen que el gobierno quiere revertir los resultados de la paliza que le han dado.
Las mesas se supone cerrarlas a las 4:00pm, si ya no hay votantes.
Yon Goicoechea:
Que cierren los centros electorales en donde no haya gente, despues de las 4:00 de la tarde. Invita a los votantes a quedarse en los centros electorales. Que se queden en los centros electorales. Que esta noche nos va a tocar defender los votos. Dice que los estudiantes estan clavados en la mesas, para defender las votos. Le pide a la gente de los barrios que defiendan los resultados.
CNE:
Dice que las mesas que no tengan gente despues de las 4:00pm pueden cerrar. No quiere la presion de los partidos politicos.
Exit Polls....... Querran cambiar estos resultados?
Alcaldía Metropolitana: Ledezma 52% -- Chávez 45% -- Uribe 3%
Guárico: Lenny Manuitt 44% -- Rara 36% -- El Cantante 20%
Barinas: Reyes 47% -- Adán 33% -- Jimenez 20%
Bolívar: Velasquez 41% -- Gobierno 33% -- El Otro 26%
Anzoategui: La Tareka 71% --
Mérida: Dávila 54%
Vargas: Smith 52% -- García 45%
Miranda: Radonsky 53% -- Cabello: 39%
Aragua: Rosales 54% --
Táchira: P. Vivas 55% --
Municipio Chacao: Muchacho 33% -- Grateron: 26%
Municipio Baruta: Blyde 77%
Municipio El Hatillo: Miriam 42% -- Delsa 19%
Municipio Sucre de Miranda: Ocariz 54% -- La Chacona 45%
Municipio Libertador: Stalin 47% -- Rodriguez 38% -- Claudio Billete 13%
Zulia: Pérez 63% -- Di FARCtino 27%
Municipio Maracaibo: Rosales 82% -- Chávez 16%
Carabobo: El Pollo 38% -- Malandro: 36%
Sucre: Morales Gil 50% -- Gobierno 43%
Lara: Henry Falcón 69% -- Alcántara 30%
Barquisimeto: Gobierno Gana ?% -- Marisabel 11% -- Alfredo Ramos 27%

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Nadie se mueva de las mesas hasta que se produzcan los resultados”

Desde el Consejo Nacional Electoral, Ismael García, secretario general de Podemos, pidió al CNE el cumplimiento de los acuerdos asumidos con los partidos políticos y instó a la ciudadanía a no moverse de los centros electorales hasta tanto no se den los resultados.
“Le decimos a toda la gente que nos ha acompañado (…) que en este momento desde las mesas de votación nadie puede movilizarse hasta que no se produzcan los resultados o hasta que por lo menos en estas mesas se totalicen y cada uno de los testigos se quede con una copia del acta auditada del resultado que se produjeron”, dijo García.
Denunció el comportamiento del candidato a la alcaldía Libertador, Jorge Rodríguez, quien hoy acudió a votar con una gorra alusiva al partido de Gobierno. En este sentido, exigió al organismo electoral cumplir los acuerdos adquiridos con las diversas organizaciones políticas, y pidió entonces, que se cumpla la norma que una vez que en las diferentes mesas se terminen las colas y no quede nadie, se proceda al cierre de las misma y se comience con la contabilización del voto.
Aseguró que en esta jornada electoral, el balance de participación es positivo, porque incluso sectores que no acudieron a las urnas el 2D, hoy han particpado, pero aclaró que no ofrecería aproximaciones pues sería “irresponsable” de su parte.

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Colocacion de 400 kilos de cocaina en la hacienda de Makled

Chavez, saldremos de ti mas temprano que tarde, y tendras un sitio en la historia, en una carcel.
vdebate reporter
Nelson Bocaranda Sardi // Runrunes
ALTO
$eria$ angu$tia$.
Desde los más alto del Gobierno hay preocupación por la escasez de dinero para seguir gastando a diestra y, sobretodo, a siniestra como se han acostumbrado en los últimos años. Las negativas a seguirle otorgándoles préstamos con el compromiso de barriles de petróleo a futuro se ha acentuado en las últimas dos semanas. Las refinerías sin mantenimiento, igual que el descuido en las perforaciones, no pueden aumentar la producción, incluso, para cumplir con los compromisos establecidos en aquellos préstamos.
El recorte económico -que debería ser para los compromisos demagógicos e ideológicos en el exterior- parece que será más sentido en los planes y las diferentes misiones clientelares dentro del país. El caudillo dice que "todas las soluciones que me presentan son capitalistas e imperialistas" y por eso no hace caso a las recomendaciones de ajustar el cinturón de gastos, devaluar la moneda y subir la gasolina.
Las groseras erogaciones que en medio de la actual situación se hacen para Cuba -la última del 12/9/2008 firmada en la "mesa de trabajo confidencial de Pdvsa" por BsF 324.054.030,17- en detrimento de los más necesitados de Venezuela deberían provocar vergüenza y rechazo entre sus filas.
Más aún si supieran que en los almacenes refrigerados de Puerto Cabello tienen varios meses guardadas toneladas de carne, pollo y miles de cajas de leche de larga duración compradas en Brasil y Argentina para ser llevadas a Cuba al tiempo que en los anaqueles venezolanos -incluidos los de Mercal- hay escasez de esos rubros.
Así mismo llegarán 5 aviones ejecutivos Lear Jet/Bombardier de paquete para Pdvsa. Insolencia e indolencia totales.
OTRAS ANGUSTIAS.
Durante este proceso electoral han sido muy diversas, tanto para la oposición como para el Gobierno. Pero últimamente, viendo cifras y analizando encuestas los niveles de ansiedad han subido mucho más para la gente del régimen. Un rápido estudio encargado por los rojos arrojó el rechazo de su propia gente al lenguaje vulgar, grosero y guerrerista del caudillo que en algunas zonas del país llega a ser más alto que entre las filas de los opositores. Temen que esto pueda aumentar la abstención entre sus decepcionados y otrora fieles seguidores.
Igualmente la colocación por parte de la DIM y la Disip de 400 kilos de cocaína en la hacienda de los Makled -llevados desde Caracas- provocó reacciones en contra del Gobierno.
Ni siquiera Mario Silva, su abanderado en Carabobo, fue informado y eso provocó disgustos, pues por retruque le quita votos por lo burdo de la maniobra. Entre sus filas hubo desplazamiento hacia el general Acosta Carlez.
Por el lado zuliano las candidaturas de Rosales y Pérez siguieron en ascenso tras la última visita del Presidente donde amenazó con llevarlo a prisión una vez más. Por todo esto es que desde la Asamblea siguen inventándole prontuario.
MEDIO
Realidades: Cuando este domingo concurran los votantes a las urnas los problemas más agobiantes, según el último estudio hecho por Alfredo Keller, son la inseguridad en un 43%, el costo de la vida en 16% y el desempleo 15%. La muestra que abarca un 78% del país da cuenta que un 93% ha sufrido los apagones y solo un 47% siente que el Gobierno trabaja para solucionarlos.
Cifras contundentes son las que arrojan que la delincuencia ha empeorado el último año (78%); el narcotráfico (67%) y la corrupción (63%). Los consultados en un 78% reconocen que hay corrupción en el Gobierno y un 64% responsabiliza directamente al presidente Chávez de ella.
En ese renglón 69% conoce cualquier caso de corrupción donde el caso del maletín de Antonini es mencionado por el 41%. Este hecho comprobaría para el 58% que la corrupción ha llegado a los más altos niveles del Gobierno. Un 73% pide que los funcionarios involucrados sean destituidos de inmediato. Lo más dramático para el régimen actual sería la percepción --en un 53%- que podríamos tener un gobierno mejor. De allí más de la mitad lo escogería de la oposición. Dentro del chavismo un 36% tendría argumentos en contra de su movimiento y 52% aprecia testimonios a favor de la oposición.
En cuanto a sucesos recientes: 49% no cree que la crisis financiera global sea el fin del capitalismo; al 56% no le agradan las maniobras militares con Rusia; el 59% rechazó la expulsión del embajador americano; 52% no acepta el aporte de su salario para el PUSV; 81% rechaza el monumento a Tirofijo; 71% en desacuerdo con enviar tropas a Bolivia y 62% rechaza el referendo en 2009 para la reelección indefinida.
La percepción dominante (58%) es que las amenazas de Chávez de no enviar dinero a las gobernaciones opositoras es parte de la estrategia electoral y un 54% está seguro que de ganar la oposición no acabará con las misiones.
Estos datos vendrían a comprobar la molestia presidencial cuando sus propios colaboradores no le hacen caso a sus órdenes y a sus gritos y desplantes. Van más allá del nerviosismo momentáneo.
BAJO
seguimiento:
En manos del Presidente un informe de la DIM que detalla el depósito de $6 millones en un banco de Andorra a nombre del esposo de una magistrada del TSJ. Todos los indicios señalan que ese habría sido un pago acordado para tomar una decisión contra los propietarios colombianos de una cementera venezolana cuya titularidad estaba en discusión. Chávez ordenó la investigación, molesto tras haberse dado la orden contraria, pues "así me comprometí con el presidente Uribe".
Igualmente otro reporte señala que el presidente nicaragüense Daniel Ortega habría "desaparecido" $250 millones enviados por Pdvsa para la construcción de una refinería. ¡Otra robolución!
EL HATILLO: Quien otrora estuvo bien colocada en las encuestas, la candidata adeca Miriam Do Nascimento, ha venido mermando en las intenciones de voto del municipio tras el apoyo dado por los corruptos de Proyecto Venezuela encabezados por el alcalde catalán y su hermano, y provocando el ascenso en preferencias de la candidata de UNT Delsa Solórzano. En tercer lugar estaría la candidata rojita.
En Miranda, sólo si la gente sale a votar, se puede sacar a Diosdado Cabello de la gobernación y derrotar a Istúriz en la Alcaldía Mayor.
AYUDA PARA VOTAR: La página www.chuletadeunidad.com permite a los votantes, introduciendo su cédula, recibir de inmediato la chuleta ayuda memoria para votar en su localidad por los candidatos de la unidad opositora. Fue un logro de los estudiantes preocupados por la suerte del país que se decide este domingo. Si hay una masiva votación, por encima de 55% acostumbrado, hay una enorme oportunidad de asestarle una buena nalgada al régimen rojo para que respete a las mayorías. A votar por la democracia el domingo y a cuidar los votos emitidos. Por Venezuela.

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Prestamo de dinero a Alexander Lukashenko, consulado de Houston

Nelson Bocaranda Sardi // Runrunes
alto
miraflofres: El régimen apuesta a intimidar a la oposición con las violentas y vulgares amenazas presidenciales. Para la DIM serían nueve las gobernaciones que podrían obtener los candidatos unitarios de la oposición. Ante ese panorama comenzaron a infiltrar de gente suya a las entidades que puede perder el Gobierno para sabotear a futuro a los ganadores. Tienen en la mira para enjuiciar y llevar a prisión, además de Henry Falcón, al general Acosta Carlez, gobernador de Carabobo, a quien le tienen un miedo enorme si repitiera en ese cargo; al gobernador de Sucre, Ramón Martínez, y a otros que hayan estado con Chávez y ahora lo abominan.
La misma Dirección de Inteligencia tiene en sus manos la investigación sobre las notas estructuradas y a eso se debe que Chávez no haya vuelto al estado Aragua a levantarle la mano al ex ministro de Finanzas Rafael Isea, quien ha comprado medios de comunicación y propiedades en ese estado. Los nombres que más aparecen en los informes son Rafael, Morris, Danilo, Tita y Luis.
Por otro lado, a pesar del informe que tienen varios diputados sobre supuestos hechos de corrupción en las contrataciones de Telesur en las que estarían implicadas varias empresas de familiares cercanos al ministro Izarra -tal y como informó el domingo el semanario La Razón- y cuya investigación fue suspendida por instrucciones de la presidenta Cilia Flores, el caudillo confía plenamente en su ministrico y querría hacerlo vicepresidente.
Esto tumbaría las ilusiones de Nicolás Maduro, que ya casi se sentía ungido, y de otros funcionarios que aspiran a ese cargo o al del canciller. Para el MIJ suena el general Rangel Silva, actualmente en la Disip, y se habla del retorno a esa del general Rodríguez Torres. Están conscientes de que tras las elecciones, lo que más afectará al régimen será el reacomodo del chavismo sin Chávez.
Las declaraciones de ayer en las que volvió a atacar a EEUU se debieron a su molestia tras la llamada que el presidente electo estadounidense hizo al de Brasil, reconociéndolo así como el más válido interlocutor de esta región sur y ofreciendo visitarlo el año próximo..
ROJO IRRESPONSABLE:
Como la UE levantó las sanciones contra Bielorrusia y su presidente Alexander Lukashenko comenzó a moverse con instituciones financieras internacionales como el Banco Mundial para solicitar créditos, el presidente Chávez pensó que se alejaría de los muy buenos negocios suscritos entre los dos países. Ante esta incertidumbre habría optado por otorgarle un préstamo por $700 millones del dinero del Fonden sin ningún tipo de garantía como ha hecho con otros "mantenidos" internacionales. La información viene desde Minsk. No hay reales para las misiones, los jubilados, los bonos, las utilidades y otras urgencias, pero sí para las necesidades de los gobiernos autoritarios similares al suyo...
medio
maleta voladora: Las sorpresas continuarán tanto en Argentina como en Venezuela. Yánez Rangel iría voluntariamente al Norte. Se habla de un acuerdo al más alto nivel entre autoridades estadounidenses y el gobierno de Cristina Kirchner para investigar la corrupción de los aliados del gobierno de su marido ligados al caso Antonini.
La disposición de Claudio Uberti a cooperar con el caso y a detallar las operaciones que con el ministro Julio De Vido hizo por años -que ascenderían a varios cientos de millones de dólares- servirían para poner tras las rejas a funcionarios sureños y venezolanos -si Venezuela coopera- por el desvío de fondos públicos y su lavado en cuentas de diversos bancos.
La presidenta Kirchner habría solicitado una reunión con Chávez en las que el presidente brasileño Lula Da Silva trataría de convencer al caudillo rojo de cooperar con las investigaciones. Las copias detalladas de los billetes enviadas de Buenos Aires a Miami sirvieron para identificar el origen de los dólares viajeros y por eso el interés de la Fiscalía estadounidense en lograr la cooperación tripartita
BILATERALES:
El caso del Consulado venezolano en Houston demuestra la incapacidad de la diplomacia rojita. Antonio Padrino, el despedido cónsul, fue apadrinado por el actual embajador en París, Jesús Arnaldo Pérez (está en Caracas buscando entrevista con Chávez y éste no lo recibe) cuando era canciller. Lo puso al frente de las relaciones consulares y tuvo enfrentamientos con el vicecanciller Arévalo Méndez, por lo que Chávez ordenó sacarlo.
Siendo un empresario "maiamero" Pérez lo envió al Consulado en Miami donde tuvo problemas con el cónsul general y lo mandaron a Houston donde cometió la falta.
Otro "apadrinado" por Pérez y Padrino es el actual consejero en la Unesco, Iván Ávila, también empresario de Miami.
Al embajador estadounidense sacado por Chávez, Patrick Duddy, acaban de reconocerle sus méritos otorgándole la cátedra de Diplomacia en el National War College en Washington. Mientras los casos de visas entre funcionarios de los dos países parecieran irse solucionando, la Cancillería venezolana sigue entorpeciendo nombramientos en Caracas, atropellando con las negativas a la entrada del menaje de los diplomáticos, carros de ocho cilindros y reemplazos de posiciones. ¿Groseros como su ídolo?
bajo
¿y por detrás?:
En su afán de dividir y acabar con la oposición democrática, el Gobierno se está valiendo de empresarios ligados al oficialismo en varias localidades electorales -Bolívar, Anzoátegui, Mérida, Barinas, Yaracuy, Vargas, Caracas, Chacao y El Hatillo las más vistosas- financiando con miles de millones a muchos candidatos que no llegarán a alcanzar las gobernaciones o alcaldías por las que compiten, pero que le permitirán a los chavistas hacerlo o, en su defecto, que un opositor corone con muy pocos.
Otro caso es el de los urbanizadores terrófagos que en zonas como El Hatillo dan apoyo económico a los candidatos que les prometan seguir obteniendo permisos ilegales para seguir enriqueciéndose, a costa de los sufridos habitantes cada vez con menos agua, luz y avenidas.
Si no es así, ¿de dónde sacan los reales para sus millonarias campañas los otrora limpios solemnes?...
¿GUISOS?: En Minfra las fundaciones sustituyen las licitaciones para otorgar contratos. A principio del año calendario todo el presupuesto es pasado a una "fundación" dependiente del ministro que no se rige por la Ley de Compras. Así otorgan asignaciones directas y se acabó el problema del sobreprecio.
En CASA esperan "el lapso legal" de tres días para que expiren las ofertas de "la plataforma de licitaciones electrónicas" y luego por "resolución de la junta" compran a un tercero que intermedia con los ofertantes originales. Hablan de Domar y Lusitano, domiciliados en Centroamérica con dueños militares...

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Derrota del chavismo en las elecciones a gobernadores

Amen!
vdebate reporter
Alto
¡por todo esto! Nos confirman datos más precisos sobre las causas de la iracundia presidencial. La huida hacia adelante profiriendo improperios y groserías dignas de cualquier malandro criado y crecido en esta década sería causada por la contundencia de los informes que tiene en sus manos. A saber, estos son los sitios donde huele a derrota roja:
Miranda y municipio Sucre ( arrojando a Diosdado Cabello y Jesse Chacón de su entorno); Aragua, donde a pesar del realero de que dispone Rafael Isea, el candidato de Podemos repunta a diario;
en Carabobo saben que están perdidos, aunque piensan que será Acosta Carlez el ganador, lo que lo irrita aun más;
en Lara saben que, al ganar, Henry Falcón se despegará de su línea partidista;
en Táchira temen la derrota de Salcedo por la guerra que le tiene el gobernador Ronald Blanco La Cruz y por el ascenso del candidato opositor;
en Mérida dan ganador a William Dávila; están seguros de que en Bolívar se unirán al final Velásquez y Rojas Suárez dejando atrás al general Rangel;
Nueva Esparta, Sucre y Portuguesa sin duda serían opositores y en Guárico la elección de Lenny Manuitt lo saca de quicio.
En medio de todo esto aparecen acusaciones contra otros colaboradores suyos por parte de gente que estuvo ligada al Gobierno, al MVR y al PSUV; la pelea interna entre sus más cercanos; el raspado de la olla que se ha acelerado en medio de la crisis financiera global, más los muchos candidatos suyos, escogidos por su dedo, que pesan más que un fardo de piedras y que a pesar de su intromisión electoral -violando todas las normas electorales y haciendo "cadenas limpias"- no suben en las encuestas.
Por el otro lado, mientras más ataca a sus contrincantes, más los levanta en las encuestas. Su portaviones ya está en apenas 28%, de los 40 puntos que tuvo hace menos de un año; la seguridad de que la oposición saldrá a votar y la apatía que sufren sus antes incondicionales aumentan la tensión presidencial.
Cómo será el nerviosismo que han pensado en simular hasta un atentado -asegurándose muy bien de no hacerle daño- en una de las regiones que controlan gobernadores opositores para justificar toda la campaña del poco creíble magnicidio, a ver si recupera la confianza de su militancia.
Otro factor que preocupa a sus más cercanos es el estado de su salud donde el colesterol y los triglicéridos, además de la tensión alta, pueden hacer estragos. Su imagen el sábado cuando hablaba ante empresarios zulianos no dejó duda de su malestar. Sus elucubraciones y desvaríos sobre el 11A, donde dijo que "había salido a la calle a conversar con los manifestantes y a pedirle a los guardias que no dispararan", fueron sólo una muestra de su tormenta interior
Medio
¿quién miente y quién jala? Cuando escuchamos a la fiscal general tratando de enmendarle la plana al Presidente, dándole otro giro a su aseveración de que Antonini era un traidor, nos sorprendió su certeza de que ese juicio no tiene ningún valor para Venezuela. Si eso es así me permito hacerle estas preguntas:
¿Por qué se ordenó desde la Superintendencia de Bancos averiguar y congelar las cuentas de los presos en Miami?
¿Por qué se ordenó la estatización de Venoco para pasar la empresa a Pdvsa?
¿Por qué se buscaron las propiedades de Kauffman para asumirlas el Estado?
¿Cómo se "peinaron" a todo nivel las propiedades de Maionica y descubrieron que no tenía nada a su nombre?
¿Por qué intervinieron una finca del gobernador del estado Cojedes Jhonny Yánez Rangel en la que hay 6 mil cabezas de ganado?
¿Por qué la Disip visita la casa del hermano de Franklyn Durán con tanta frecuencia?
Por más que quieran tapar el sol con su dedo rojo el juicio en Florida ha puesto al descubierto la red de corrupción, delincuencia y negocios con los dineros del Estado y la complacencia y conchupancia desde el más alto nivel venezolano-argentino.
La actual debacle financiera global está haciendo que más ojos se centren en el caso y eso los disgusta. En Miami se comprueba, con datos precisos, lo que tanto se ha venido denunciando en los medios libres. Y eso pica y se extiende pues las cuentas, colocaciones y testaferros quedaron muy bien documentados
RASPADO FINAL.
En medio del discurso de austeridad que intentan vender al país paupérrimo y desilusionado hay demostraciones palpables de que el doble lenguaje de estos diez años de corrupción, ineficiencia e inmoralidad sigue vigente. Las compras de aeronaves por parte de funcionarios del régimen -disimuladas con el uso oficial de las mismas- impactan por el apuro con que hacen los arreglos para no dejar huellas que puedan ser rastreadas por aquellos que "nos vigilan desde el imperio". Por instrucciones del capo de Pdvsa, Rafael Ramírez, se habrían comprado 3 aviones Learjet 45 para entrega en noviembre con un costo de $25 millones y entrega en Tucson, Arizona; 2 aviones RJRegional Jet, para entrega en Montreal, Canadá, con costo de $60 millones y 4 helicópteros Augusta AW139 por el que se pagaron $10 millones, pero obligando al proveedor a emitir una factura de $16 millones. Es decir un 60% de comisión por encima de su valor.
Como diría uno de los testigos en el juicio del maletín refiriéndose a la entrega y acreditación de carnés de organismos de inteligencia militar: "es algo que se acostumbra y se acepta...pues hay mucho dinero para repartir"... bajovariopintos.
En medio del laberinto cerebral del caudillo siguen apareciendo enroques y cambios en su gabinete. Ayer sonaba otra vez Alí Rodríguez para la Cancillería y Nicolás Maduro para la Vicepresidencia tras el 23N. Alí habría presentado dos contundentes informes contra el ministro presidente de Pdvsa por corrupción y desviación de fondos. Si este fuera un gobierno serio y Ramírez no supiera tanto de los manejos de los billetes chavistas ya habría sido enjuiciado tras esos expedientes, me señala un funcionario público
La ministra y presidenta de Cantv Socorro Hernández colocó a su hermano Leonardo Hernández -conocido desde que tuvo una actuación muy cuestionada, por rojita, en un cargo en el CNE- al frente de la Gerencia General de Compras de la empresa telefónica.
¿Nepoti$mo?...
La Cancillería otorgó el permiso a la esposa del embajador estadounidense para venir al país y recoger sus enseres personales. La diplomacia venció a los talibanes de la Casa Amarilla encabezados por el revolucionario Temir Porras, quien disfruta mucho de París y Punta del Este. Sus órdenes anulan las de Maduro, Valero y Arias Cárdenas. Dicen en Carmelitas que el jefe de protocolo Ramón Gordils es uno de sus operadores&Hoy introduce el ex fiscal Luis Izquiel ante la Fiscalía General denuncia contra el Presidente por violaciones a la Constitución y la Ley del Sufragio...

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La emigracion de venezolanos

La emigracion excesiva es triste....... Bueno esperemos que cambie en un futuro cercano.
vdebate reporter
EL NACIONAL - Domingo 23 de Noviembre de 2008
Nación/17
Nación
Las élites y el país
RAFAEL ARRÁIZ LUCCA
Hace diez años conversaba con un investigador del Centro de Estudios Latinoamericanos de la Universidad de Cambridge en una visita que hice a aquella casa de estudios. Entonces, el latinoamericanista corroboraba conmigo sus hipótesis sobre la élite venezolana y me disparó a mansalva:"Están educando a sus hijos para emigrar".
Entristecido, tuve que admitir que era cierto, pero que ello ocurría en particular con la élite caraqueña, que las de las ciudades del interior no incurrían en el mismo disparate, con la misma intensidad.
Convinimos en que era imposible construir un país si los estamentos altos de la sociedad, que contaban con mayores recursos para la educación de sus hijos, soñaban con mandarlos a estudiar fuera y, en muchos casos, a emigrar para siempre. Ambos sonreímos con melancolía pensando que si las élites de Gran Bretaña hubieran hecho lo mismo, este país no sería lo que es.
En días pasados una señora me relataba la historia de un hijo de inmigrantes que había hecho una inmensa fortuna y que, incluso, ya enviaba a sus hijos"a estudiar afuera". Será que no se dan cuenta de que esos niños, hombres del mañana, serán del país donde estudiaron primaria y bachillerato y que en el caso de que regresen, jamás comprenderán mejor a Venezuela que quienes crecieron aquí.
Como sería considerar los estúpidos creer que no advierten lo que acabo de decir, pues habrá que convenir con el profesor de Cambridge en que "están educando a sus hijos para emigrar" o, peor aún, los crían como emigrantes desde la infancia.Los espacios sociales no admiten vacíos, de tal manera que los que iban aser ocupados por esos hijos que emigraron serán ostentados por quienes crezcan y se queden aquí.
Esto, naturalmente, no tiene alternativa, así como tampoco la tiene que los venezolanos que hagan su vida en otra parte siempre serán considerados como extranjeros, tanto por los nacionales del país como por sus hijos, que sí serán de la nación donde crecieron y mirarán a sus padres con indulgencia.
No se me escapa que miles de venezolanos han emigrado por las condicionesque padecemos desde que la pesadilla chavista alcanzó el poder, pero también hay que recordar que "no hay mal que dure cien años ni cuerpo que lo resista", y que la paulatina superación de este dislate será obra colectiva de los que se quedaron, no de los que se fueron.
Dos hechos recientes refuerzan la hipótesis del amigo de Cambridge. La edición aniversaria de El Universal estuvo estrictamente concentrada en destacar a los venezolanos que han tenido éxito en el exterior, como si la mejor manera de reforzar la autoestima nacional fuese indicar que somoscapaces de triunfar afuera, no adentro.
Algo similar ocurre con el número aniversario de la revista que dirige mi amigo Roland Carreño, Look Caras, en ella se destacan a los personajes "más exitosos de Venezuela". El grupo está compuesto por 18, pero sería mejor decir que la mayoría son venezolanos"exitosos en el exterior", ya que si bien Venezuela se ufana de sus logros, de sus frutos se benefician directamente otros países, además de ellos mismos, naturalmente.
De los 18, la minoría trabaja aquí, mientras la mayoría materializa sus sueños en otra parte. No los critico y los celebro con entusiasmo, pero no dejo de advertir el metamensaje que se expresa en esto: el éxito está afuera.
¿Qué está adentro? Lamento si muchos se sienten dolidos por lo que expreso, pero tengan la seguridad de que así no se construyeron las grandes naciones. Éstas son fruto de quienes han entregado sus vidas laborales por ellas, no de quienes educaron a sus hijos para emigrar

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Seguimiento a las elecciones en Venezuela

1) Para hacerle seguimiento a la elecciones, incluyendo los exit polls (ya que no están restringidos por estar fuera de Venezuela), pueden sintonizar Unión Radio Miami en el siguiente enlace:
http://www.unionradio.com.ve/audio.asp?audio=mms://union.impsat.net.ve/miami1210

2) Mensajes de texto:
http://search.twitter.com/search?q=23n

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Predicciones en las elecciones de Gobernadores, 23 Noviembre

Quiera dios que sea asi, eso implicaria un 65% de votos, repartidos entre la oposicion y la disidencia (ex-chavistas).
vdebate reporter

No digo que sea la verdad, pero los comentarios y la infografia son interesantes....Algunas tendencias pueden cambiar, el efecto atocha siempre esta presnete y puede haber variaciones por el mal manejo de la crisis de las lluvias por parte del gobierno y la cadena presidencial que no dejo informar a los ciudadanos, tambien esta el factor metereologico y otras consideraciones que pueden impulsar la abstencion, en todo caso los opositores debemos votar masivamente, es importante el manejo que el regimen le dara a los resultados, tratando de manipular su cuantificacion, diran que ganaron mas estados, pero son los de menor poblacion, y a eso deben sumar las victorias de los disidentes, que no son oposicion, pero estan fuera del chavismo, cada cual interprete....




Fuente:

Seguro:
Apure (G)
Carabobo (O)
Delta Amacuro (G)
Lara (D)
Monagas (G)
Nueva Esparta (O)
Sucre (O)
Zulia (O)

Tiende:
Anzoátegui (G)
Falcón (G)
Mérida (O)
Miranda (O)
Táchira (O)
Vargas (G)

Reñido:
Alcaldía Metropolitana (G)
Aragua (O)
Barinas (D)
Bolívar (G)
Cojedes (O)
Guárico (D)
Portuguesa (G)
Trujillo (G)
Yaracuy (O)

De ser estos resultados correctos:
Los 10 estados gobernados por el chavismo (G) representarían el 34.8% de la población.
Los 10 estados gobernados por la oposición (O) representarían el 53.2% de la población.
Los 3 estados gobernados por la “disidencia” (D) representarían el 11.5% de la población.

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Violencia e impunidad del crimen en Venezuela

Es verdad el culpable de la violencia en Venezuela es el Presidente Hugo Chávez.
vdebate reporter
Dramático retrato de Venezuela hecho por revista misionera italiana
ROMA, 21 Nov. 08 / 05:06 pm (ACI).- Ante las elecciones regionales que se celebrarán en Venezuela este domingo, la revista misionera "Mondo e Missione" (Mundo y Misión) elaboró un dramático retrato del país, la violencia y la muerte que han hecho de Caracas una de las capitales más peligrosas de América Latina; y presenta la tesis de que el responsable de esta situación es el Presidente Hugo Chávez.
En el reportaje titulado "Caracas, capital criminal", la revista relata que cada fin de semana son asesinadas unas 30 personas, "todas victimas de la violencia callejera y de las peleas entre pandillas, que en Venezuela están fuera de control".
Según datos del "Observatorio Venezolano de Violencia, durante los 10 años de gobierno del presidente Hugo Chávez el número de homicidios se triplicó: de 4550 en 1998, año en el cual Chávez gana las primeras elecciones presidenciales, a 13156 en 2007. Caracas hoy es la capital más insegura de América Latina".
Mondo e Missione resalta luego que "en Caracas todos, a excepción del gobierno, reconocen la existencia y la gravedad de este problema. Hasta en un barrio de clase de media como El Paraíso, donde hace algún tiempo la vida transcurría pacíficamente, ahora reina el terror".
"Las puertas y ventanas de los edificios tienen rejas hasta los pisos más altos. Las casas tiene protección en cada ángulo y las recubre un alambre de púas conectado a la electricidad. En la gente que camina por la calle solo hay sospecha. En los buses, sobretodo en los días de paga, ronda el temor que un delincuente suba al bus para atracar a los pasajeros, seguramente llevando pistolas o armas blancas. Es muy raro ver a un conductor que se baja a abrir la puerta de su garaje si detecta que atrás hay otro automóvil. La paranoia llega al punto de evitar los semáforos para no verse enfrentado a una pistola sobre las cíes. Muchos deciden oscurecer los vidrios de los automóviles para despistar a los ladrones", relata la publicación.
"¿Quién es el responsable de esta situación?" cuestiona la revista y responde: "una tesis muy respaldada culpa al presidente Chávez, acusándolo de haber roto el pacto social, fomentando la lucha entre clases".
La publicación destaca luego que en muchos de los ranchos (barrios populares) lo que existe es un "reino de las pandillas, compuestas por adolescentes involucrados en el tráfico de drogas y armas. La mayor parte de ellos tiene una pistola metida en el pantalón, debajo de la camiseta. La usan para atracar o si nace alguna pelea para amenazar al rival. La usan sobretodo el fin de semana, bajo el efecto del alcohol y de la droga. El rancho mas grande y peligroso es el Petare con un millón de habitantes. En este lugar el año pasado fueron asesinadas 700 personas".
Luego de denunciar que "la policía y el ejército tienen órdenes precisas de favorecer la proliferación de armas y la violencia en los barrios de la capital" y que existe una "impunidad absoluta que hay hoy en Venezuela", la revista advierte que "Chávez está ya armando a la milicia popular bolivariana, que en la reciente propuesta de reforma constitucional debía conformar el quinto componente de las fuerzas armadas"
Si bien "el presidente sostiene que arma la milicia para defender el país y la revolución de eventuales agresores externos", existe el temor "que, si sucede alguna cosa, esta milicia pueda ser usada para una represión interna".
Tras explicar que uno de los graves problemas del país también es la corrupción y que el Presidente Chávez "dispone de una enorme cantidad de fondos negros, que vienen utilizados para corromper", Mondo e Missione resalta que otra plaga es la "incompetencia con la que se maneja el inmenso sector público" como cuando se despidió a 18 mil personas de la empresa de petróleo del país por razones políticas.
Seguidamente Mondo e Missione subraya que "el petróleo es, sin duda, una de las razones que condujeron a la pérdida de sentido de la realidad de Chávez". "La única diferencia es que Chávez, en comparación con gobiernos anteriores, redistribuye un porcentaje mucho mayor de estos ingresos. Sin embargo, lo hace solo a través de una cantidad de misiones sociales asistenciales, cuyos resultados no se ven. Chávez quiere ajustar todo con sus dólares. Pero es una política miope", precisa.
Finalmente, la revista afirma que Chávez "ha perdido incluso el sentido mismo de la democracia, usando las facultades extraordinarias otorgadas por la Ley habilitante. A finales de julio Chávez ha promulgado 26 leyes con las que, de autoridad, ha introducido muchas de las propuestas que fueron rechazadas por el pueblo en el referéndum de diciembre de 2007 para reformar la constitución en un sentido socialista".

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miércoles 19 de noviembre de 2008

Crimen de estado

Todas las pruebas dicen que gente del gobierno chavista estubo detras de este crimen.
Tal Cual
18-NOV-08

CRIMEN DE ESTADO

Teodoro Petkoff

¿CRIMEN DE ESTADO?
Hace hoy cuatro años que fue asesinado Danilo Anderson. Coincide este aniversario con las explosivas revelaciones del ex fiscal Nada, desde luego, podrá devolver la vida a Castillo y Sánchez, aunque quienes ordenaron su muerte tal vez algún día puedan ser llevados ante la justicia para que respondan por ella. La condena de los Guevara debe ser revisada puesto que se basa, en buena medida, en los embustes confesados por el "testigo estrella".
Pero, subsiste un misterio. ¿Quién o quiénes mandaron a matar a Danilo Anderson? Las primeras investigaciones dejaron ver la existencia de una red de extorsión que giraba en torno al infortunado Anderson .
Pero, todo indica que muy arriba en el poder, una o varias personas dotadas de mucha influencia, dice la vox populi, deseaban impedir que fueran conocidas todas las ramificaciones e implicaciones de la red.
Lo que sí es cierto es que esa veta de la investigación, como es claramente visible, fue súbitamente abandonada, obviamente por orden superior, aplicada diligentemente por Isaías Rodríguez, y las cosas fueron desviadas hacia las personas a las cuales Geovanny Vásquez, evidentemente previo pacto con Isaías, acusó falsamente.
Elemental: Danilo Anderson fue eliminado porque sabía demasiado. Era muy peligroso para más de uno. ¿El Estado, pues, al servicio del crimen?
Hernando Contreras, desde el exterior. Incluso, si la prudencia aconsejara pasar por el filtro de un sano escepticismo las palabras de Contreras, lo esencial de ellas, sin embargo, coincide tan plenamente con lo que todo el mundo sabe que no hay sino una conclusión posible.
La Fiscalía de la República, bajo la responsabilidad personal (y penal, por cierto) de Isaías Rodríguez, fabricó una patraña dirigida a encangrejar el caso, para así proteger a los verdaderos autores intelectuales e incluso materiales del homicidio. De hecho, podríamos estar ante un crimen de Estado, que ha podido permanecer impune hasta ahora porque las instituciones judiciales han sido confiscadas y anuladas por Hugo Chávez.
Espanta la sangre fría con la cual se t omar on las decisiones que llevaron a los asesinatos de Antonio López Castillo y Juan Carlos Sánchez y a la condena a treinta años de presidio de los hermanos Guevara, para simular que fueron aquellos y estos los autores materiales del mortal atentado y para señalar a Nelson Mezerhane y otras personas como autores intelectuales. Isaías Rodríguez –con la chambonería y torpeza de un débil mental, dicho sea de pasada, dejando pistas por todos lados, que permitieron desmontar su añagaza bastante fácilmente–, apoyó sus mentirosas acusaciones en un delincuente, de cuya "sinceridad" salió fiador ante todo el país. Estas infamias no resistieron la contrastación con los hechos y la acusación contra los supuestos autores intelectuales se desplomó.
Nada, desde luego, podrá devolver la vida a Castillo y Sánchez, aunque quienes ordenaron su muerte tal vez algún día puedan ser llevados ante la justicia para que respondan por ella. La condena de los Guevara debe ser revisada puesto que se basa, en buena medida, en los embustes confesados por el "testigo estrella".
Pero, subsiste un misterio. ¿Quién o quiénes mandaron a matar a Danilo Anderson? Las primeras investigaciones dejaron ver la existencia de una red de extorsión que giraba en torno al infortunado Anderson .
Pero, todo indica que muy arriba en el poder, una o varias personas dotadas de mucha influencia, dice la vox populi, deseaban impedir que fueran conocidas todas las ramificaciones e implicaciones de la red.
Lo que sí es cierto es que esa veta de la investigación, como es claramente visible, fue súbitamente abandonada, obviamente por orden superior, aplicada diligentemente por Isaías Rodríguez, y las cosas fueron desviadas hacia las personas a las cuales Geovanny Vásquez, evidentemente previo pacto con Isaías, acusó falsamente.
Elemental: Danilo Anderson fue eliminado porque sabía demasiado. Era muy peligroso para más de uno.
¿El Estado, pues, al servicio del crimen?

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Chuleta para ayudarte a votar

Felicito de nuevo a los estudiantes venezolanos por su iniciativa.
vdebate reporter


Amigos, esto es genial:

La secretaria general del Parlamento de Jóvenes Estudiantes de la Universidad Católica Andrés Bello, Geraldine Álvarez, resaltó la importancia de acudir a votar este domingo 23 de noviembre. Para ayudar a que el proceso sea mucho más rápido y los electores acudan a votar conociendo a los candidatos, los estudiantes crearon la página web

www.chuletadeunidad.com

“Hemos creado la página web en la cual con solamente ingresar la cédula de identidad de cualquier venezolano, se podrá saber cómo tiene que votar por los candidatos de la unidad en su centro electoral”, explicó la dirigente estudiantil.

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domingo 16 de noviembre de 2008

Sumate, Maria Corina y las elecciones el 23 de Noviembre

"Defender el voto es colocarle una barrera al autoritarismo"
Domingo, 16 de noviembre de 2008

María Corina Machado advierte que el 23-N será clave para el futuro del país
A partir del 24 de noviembre los venezolanos tendrán que salir a defender a los gobernadores y alcaldes electos "sean del color que sean". Machado sostiene que "hay una verdadera revolución en Venezuela: la de la ciudadanía. Y es a eso a lo que le tienen terror"

El Nacional

Gloria M. Bastidas

El don de la ubicuidad es un artículo de primera necesidad para la presidente de la Junta Directiva de Súmate, María Corina Machado. Faltan pocos días para que se celebren las elecciones regionales y la producción de adrenalina aumenta vertiginosamente en las oficinas de la ONG. Así que ella puede estar hoy en Caracas, mañana en Puerto Ordaz y pasado mañana en Barquisimeto. Súmate ha montado una plataforma para defender los votos el 23-N bajo el lema de "supertestigos, no pelan un voto". Ya han captado más de 37 mil personas. La meta es llegar a 53 mil.
La ex profesora de la Facultad de Ingeniería de la Ucab no capitula. Su cruzada en pro de la transparencia electoral, más allá de que alguna vez la hayan amenazado con el patíbulo, sigue en pie. "Todo el esfuerzo que se está haciendo en formación, organización y participación ciudadana es a lo que le tiene verdadero terror un sistema autoritario", dice.-

¿Qué importancia tiene el proceso electoral del próximo 23-N para la descentralización? -El 23 de noviembre es decisivo para el futuro de la descentralización.

¿Y qué es la descentralización? Poder para la gente. Llevarle el poder a la gente. ¿Cómo? Acercándole las decisiones, las competencias y la autoridad lo más posible al ciudadano. La gente de Biscucuy, Camatagua, Güigüe o Tucupita, ¿prefiere reclamarle a su alcalde cuando hay huecos en la calle o cuando la escuela no funciona o debe venirse a Caracas para reclamarle al Presidente a través de un papelito?

¿El Presidente de la República tiene tiempo para ocuparse de las 1.335 parroquias que hay en todo el país? Eso está muy claro en la conciencia de los ciudadanos. A partir del 24 de noviembre tendremos todos que salir a defender a los gobernadores y alcaldes electos, sean del color que sean. Defender el voto es colocarle una barrera al autoritarismo.-La organización Esdata advierte que hay 4.156 centros electorales de alto riesgo y que en 144 municipios el número de electores supera al de la población mayor de dieciocho años.

¿Está blindada o no la jornada comicial?-Si algo positivo ha ocurrido en los últimos años es que los venezolanos hemos aprendido que la importancia del proceso electoral no se limita al día en que se celebra la elección. Lo que ocurre antes, durante y después de la jornada resulta crucial.

¿Qué puede ocurrir antes? Tenemos un Registro Electoral que creció de once millones a diecisiete millones de electores entre el año 2004 y el año 2008 y el CNE se niega a entregar las bases de datos con las direcciones de los votantes. Esto impide que se pueda hacer una auditoría externa independiente. Otro elemento previo que atenta contra la transparencia es el de la campaña electoral. Se utilizan recursos económicos y empleados públicos en beneficio de una de las partes. En tercer lugar, está el punto de las inhabilitaciones. Todas esas son cosas que ocurren antes del acto electoral y que, indudablemente, afectan la voluntad del elector.

-¿Y durante? -Por ejemplo, que haya mesas en las cuales se registre cero por ciento de abstención. Eso, estadísticamente, es poco probable. Los 519 electores fueron a votar y los 519 lo hicieron a favor de la reforma. Pero las irregularidades también pueden ocurrir después. No se sabe qué pasó con el voto de un millón ochocientos mil electores del 2-D porque hay cuatro mil quinientas actas que no han sido publicadas. Lo clave es cómo puede uno exigirle al CNE que cumpla la Ley y, al mismo tiempo, diseñar mecanismos que operen como antídotos frente a estos obstáculos. En los últimos diez años ha habido quince elecciones. Y aun así el pasado dos de diciembre por lo menos un 30 por ciento de los centros de votación no contaron con testigos. La responsabilidad personal es muy importante. De allí mi llamado a que los venezolanos se activen en tres formas: como miembros de mesa, como testigos o como electores.

-¿Qué papel desempeña cada uno de ellos?-Los miembros de mesa son la autoridad. El CNE es un administrador electoral. La autoridad es el miembro de mesa y tiene que ir empoderado y consciente de que está allí para hacer cumplir la Ley. Ningún coordinador del centro de votación contratado por el CNE puede darles instrucciones a los miembros de mesa. Los coordinadores del centro de votación, que son una figura que inventó el CNE y que no está en la Ley, solamente tienen responsabilidad logística en el centro. Pero quienes manejan la mesa de votación son los miembros de mesa. El Plan República tampoco puede pasar por encima de ellos.

Los miembros de mesa tienen tres tareas fundamentales. Uno: acudir al taller de adiestramiento y obtener la acreditación del CNE.Dos: acudir al acto de instalación de la mesa de votación, que es el próximo viernes 21.Y tres: estar presentes durante todo el proceso de votación el día domingo y verificar que la tinta sea indeleble; velar porque se cumpla el principio del secreto del voto; asegurarse de que se imprima el acta de escrutinio antes de transmitir los datos al CNE y constatar que se realicen las auditorías de las cajas.

–¿Y en cuanto a los testigos?–Deben prepararse previamente en todo lo que deberán hacer para defender los votos: para ello es necesario que hagan los talleres. En segundo lugar, acudir a la instalación de la mesa de votación el próximo viernes 21 y acudir el domingo 23 antes de la constitución de la mesa de votación y estar presentes durante la votación, el escrutinio y la auditoría de la mesa. Y tercero: recoger el acta de votación y asegurarse de que ésta sea publicada.

Esta vez vamos a escanear las actas y las vamos a colocar en internet después de que el CNE emita su primer boletín. Súmate se ha trazado la meta de entrenar 53 mil 250 personas para poder cubrir todos los centros de votación. Tenemos ya alrededor del 70 por ciento.

Necesitamos más gente. No hay límite de edad ni requisitos académicos. Todo el mundo puede. Sólo hay que llamar al 0501-6673526 o visitar la página web de supertestigos.com.

-¿Cuál es el papel de los electores?-Primero que nada, deben verificar sus datos en el Registro Electoral. Muchos dicen: `fui a votar y ese día me enteré de que me habían mudado a otro centro’. ¿Por qué no se verificaron antes? Porque si se trata de un centro que le queda a una hora o dos de donde se encuentran tenían que tomar algunas previsiones. La segunda cosa que pueden hacer los electores es revisar previamente las boletas de votación que corresponden al lugar donde votarán.La tercera forma de participación para quienes no son ni miembros de mesa ni testigos es asistir al acto de escrutinio y auditoría al cerrar las mesas de votación. Recordemos que el acto de escrutinio es público y la Ley establece que el único límite es que la gente no quepa en el recinto.

-¿Por qué cree usted que la gente habría de ir a votar el 23N si siente que su decisión del 2-D no fue respetada?-Si la reforma hubiese sido aprobada, ¿cuál sería la realidad hoy? ¿Sería mejor o sería peor? Eso es lo que tenemos que ver. Las sociedades democráticas van imponiendo barreras a los intentos de los regímenes que quieren tener más y más poder. A veces ellos avanzan, pero no lo hacen a la velocidad que quisieran porque, precisamente, tropiezan con esas barreras democráticas. Y a la larga siempre terminan retrocediendo. Lo que hace que retrocedan es la existencia de una sociedad donde se transmiten valores democráticos y donde se logran articular los esfuerzos de los individuos en acciones colectivas de peso.

Hay una verdadera revolución en Venezuela: la de la ciudadanía. Y es a eso a lo que le tienen terror.

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Debemos asegurarnos que el voto sea respetado

Interesante entrevista con Maria Corina, previo a las elecciones del 23 de Noviembre.

Siga el siguiente link

http://www.noticias24.com/actualidad/noticia/20070/los-consejos-de-maria-corina-a-pocos-dias-del-23-n/

vdebate reporter

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Como la Fuerza Armada Venezolana FAV participa en los secuestros

Opinión Marianella Salazar
El Nacional / ND
Artillería de Oficio
Una fuerza enemiga
La militarización y los hechos violentos en el aeropuerto de Carúpano, además de las amenazas presidenciales con los tanques para reprimir a la población civil, obliga a repensar el rol de la Fuerza Armada y el que tendrá en la etapa post Chávez. Constitucionalmente, los militares son los responsables de la seguridad y la defensa de la nación, pero no han sabido estar a la altura de las circunstancias.
Por desgracia, en la actual coyuntura electoral, a la Fuerza Armada no podemos verla como aliada y defensora de las instituciones democráticas sino como enemiga. Allí está el caso del estado Carabobo, donde el comandante de la guarnición de Valencia y comandante de la 41 Brigada Blindada, es el guardián de las máquinas electorales y encargado del Plan República, de la seguridad y resguardo del proceso electoral el próximo día 23 en ese estado.
¿Cómo pueden los electores confiar en un general con semejante historial?
Sus relaciones con las FARC y su trayectoria son francamente subversivas: estuvo comprometido en el golpe del 4 de febrero de 1992, creó el Ejército Revolucionario Bolivariano en 2002, que era un ejército paralelo para irrespetar al Alto Mando Militar, comandó las operaciones con tanques y tropas del Batallón Ayala que reprimieron a la oposición, tomó la Policía Metropolitana y hoy lo relacionan con actividades delictivas.
Alcalá Cordones goza del favoritismo presidencial y viene ejerciendo sobre Chávez una fascinación, tanto que lo ha ungido como dueño del poder militar y civil, al menos en esa entidad regional, donde funge como gobernador. Es el todopoderoso.
El verdadero gobernador, el constitucional, Luis Felipe Acosta Carles, en su intercambio de feroces denuncias con el comandante de la guarnición, lo vinculó con el asesinato del presidente de la Federación de Centros Universitarios de la Universidad del Zulia, Julio Soto y además no descarta que haya orquestado el secuestro del empresario Nahen Makled, padre del candidato a la Alcaldía de Valencia: "Tengo información según la cual agentes de inteligencia que trabajan con Alcalá Cordones han participado en presuntos secuestros a escala nacional.
Tengo las pruebas". Son acusaciones que producen vértigo. Lo increíble es que pasan por debajo de la mesa, sin producir una respuesta ni del acusado, ni del ministro de la Defensa, de ninguna autoridad militar, ni de los partidos políticos o los ciudadanos que deberían -al menos- poner el grito en el cielo.
El caso Alcalá Cordones nos muestra el grado de descomposición en la Fuerza Armada y hasta qué punto Chávez ha promovido los antivalores en esa institución. Ante la grave conflictividad política de hoy y la que continuará después que Chávez salga del poder, el destino de la Fuerza Armada Nacional tendrá que definirse en un referendo consultivo: reestructurarla a fondo o eliminarla.
Tic tac ...
Fiscalía bolivariana: la nueva directora de Protección de Derechos Fundamentales del Ministerio Público, María Mercedes Berthé de Heredia, como fiscal colaboró en la requisa en la Zona 2 de la PM (sitio de reclusión de los 8 funcionarios de ese cuerpo, procesados por el caso del 11-A), en la cual les endosaron celulares y pertenencias de otros detenidos, lo que motivó su traslado a la cárcel de Ramo Verde.
Fue ella quien les informó a los comisarios Vivas, Simonovis y Forero, en la Disip, el 31 de diciembre del año pasado, que quedaban excluidos de la amnistía otorgada a los acusados del 12 de abril de 2002. También hizo lo imposible por negarle la libertad condicional al general Luis Alfonzo Martínez...
tic tac
Con ésta denuncia Marianela se vuelve a jugar la vida.

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Estudiantes de la Catolica Andres Bello invitan a votar

Me encantan los estudiantes de la Universidad Catolica Andres Bello (UCAB), que se la ingenian para llamar la atencion.

vdebate reporter

Desde la Avenida Boyacá en la Cota Mil, estudiantes de la Universidad Católica Andrés Bello se acostaron en el pavimento para llamar la atención de la ciudadanía e invitar a ejercer el derecho al voto el 23 de noviembre.




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sábado 15 de noviembre de 2008

Diego Arria: Siento una auténtica y dolorosa vergüenza al vernos colonizados y “vividos” por Fidel

Me consta personalmente que Diego es un gran luchador en contra del foragido "Hugo Chavez". Gracias Diego por luchar por la democracia en nuestro pais, y algo muy importante en otros paises lo oyen.
vdebate reporter
Ivonne Attas/Diario Informe
Nov 14
Diego Arria: Siento una auténtica y dolorosa vergüenza al vernos colonizados y “vividos” por Fidel

Diego Arria se confiesa interesado en la presidenciaIvonne Attas/Diario Informe
Diego, no estás… y siempre estás… ¿Cómo haces para mantenerte vigente? Estar vigente para mi mujer y mis hijas es ya todo un desafio…. y eso es lo mas importante para mi. Te agradezco tu generoso reconocimiento a lo que tu llamas “estar vigente” de lo cual, por supuesto, no estoy para nada convencido, aunque si me esfuerzo para estar lo más actualizado posible sobre todo lo que nos afecte y sobre el entorno global.
La vida pública de muchos venezolanos parece agotarse al salir de sus cargos. Y claro, cuando no realizan actividades interesantes, les es difícil mantenerse vigentes. Figurar en lo medios no es suficiente, es lo que tengan que decir lo que determina o no su vigencia.
He tenido la fortuna que después de ser Ministro de Información y Turismo, me convertí en el editor fundador de El Diario de Caracas. Luego gerencié un enorme proyecto inmobiliario en Nueva York y de promover el inicio de la telefonía celular en varios países de nuestra región.
Se abrieron así nuevos campos que se ampliaron con mi nombramiento como Embajador de Venezuela ante la ONU y luego como Presidente de su Consejo de Seguridad, el ente cúpula del sistema mundial responsable por la paz y la seguridad internacionales. Allí terminó mi carrera como funcionario público venezolano y comenzó otra como funcionario internacional al ser nombrado Secretario General Asistente y Consejero Especial del Secretario General de la ONU (designado por Kofi Annan y no por el gobierno de Venezuela).
Así pasé los últimos 10 años ligado a los procesos de paz y de reconciliación en Somalia, Ruanda, Irak, como antes lo hice en El Salvador, Haití, Guatemala, Bosnia, Kosovo, Macedonia, Cambodia, Armenia, Angola y Mozambique. Esfuerzo que por cierto, tendremos que obligatoriamente realizar en nuestro pais donde el régimen práctica el Apartheid.
Tu etapa en la ONU cuando surgió la famosa formula Arria, te valió la confianza del Secretario General de las Naciones Unidas ¿Qué te ha dejado en tu aprendizaje en la alta diplomacia?
Amiga, que en el Consejo de Seguridad de las Naciones Unidas se le haya puesto mi nombre a una modalidad que representa la primera apertura a la democratización del Consejo, es un gran honor que me llena de mucha satisfacción. Es una responsabilidad que te enseña a no tener posiciones preconcebidas y a no decidir con base en prejuicios. La magnitud de los problemas que enfrenta el Consejo de Seguridad te hace humilde y realista.
También aprendí que es posible reconciliar sociedades enfrentadas cuando se separa a los líderes violentos de sus seguidores. Éstos últimos, en su gran mayoría, no son responsables por los desmanes cometidos. Y esto es muy importante tenerlo en cuenta cuando iniciemos el proceso de reunificación en Venezuela.
Sin embargo, tienes años alejado de Venezuela en lo que se refiere a participar activamente en la polîtica…
Durante esta lamentable década que hemos sufrido los venezolanos no he hecho sino opinar en medios y en conferencias locales e internacionales sobre las consecuencias que tendrían las acciones de un régimen militarizado, autocratico, corrupto e ineficiente. No califico mi acción como de activísimo político personal, sino como simple defensor de las libertades en todas sus dimensiones.
Nunca he pensado en mi interés político personal pues todo lo que favorezca a mi país y a nuestra gente me favorece también a mi. El día que decida -si fuese el caso- intervenir directa y públicamente en la recuperación de nuestro país, puedes tener la seguridad de que lo haré con la más absoluta dedicación e independencia que, gracias a Dios, tengo y ejerzo permanentemente.
¿A qué responde la declaración del diputado Isea de que de acuerdo con una supuesta conspiración, tu serías el Presidente provisional?
Al diputado le alarmaron unas declaraciones mías advirtiendo que la espada de la justicia internacional pende sobre la cabeza de Chávez y de sus principales acólitos. Sabe que tengo credibilidad en este tema pues soy el venezolano más ligado a las experiencias de los tribunales penales internacionales creados por la ONU para juzgar a los responsables por crímenes de lesa humanidad en Bosnia, Ruanda y Sierra Leona.
Admite, sin darse cuenta, que en Venezuela habrá que hacer un esfuerzo monumental de reunificación nacional que sólo será posible si partimos de la base de que los seguidores de Chávez no son los culpables, sino sus líderes y que la capacidad de unificar a nuestra gente sólo puede hacerse con independencia de todo interés que no sea exclusivamente el de la paz y de la reconciliación, asunto al cual le he dedicado especial atención durante los últimos 15 años.
Muchísimas personas, han pensado que serías un presidente de lujo. ¿Sería esto tu desideratum en un momento determinado?
Hace tiempo me enseñaron que los honores no se rechazan así que a ti y a los que opinan así, mi agradecimiento más especial. Gracias a Dios he tenido hasta ahora una vida realmente completa que me ha permitido participar en tantas actividades interesantes por las cuales estoy siempre oxigenado y agradecido.
Si las experiencias y vivencias que hoy me conforman puedan ser útiles, las circunstancias lo decidirán, pero no las estoy buscando, pero lo que si estoy promoviendo en la opinión pública es que democráticamente hagamos que renuncie Hugo Chávez. Venezuela no aguantaría cuatro años más bajo un hombre que ha sentenciado a muerte el futuro de Venezuela .
No estoy compitiendo para nada distinto a lo que vengo haciendo desde el inicio de este régimen. Pero si intuyo que la transición hacia una democracia hoy casi inexistente se afianzará en personas que, repito, le den seguridades a la gente de que no responde sino exclusivamente al interés nacional.
Esa circunstancia no limita para nada el rol de los partidos que son esenciales para vivir en democracia, sino que más bien les facilitará la apertura para el reinicio de la convivencia y de la reunificación en un país tan fracturado como el nuestro.
La gente que te conoce dice que haces un culto de la amistad. ¿Te ha traído beneficios esta actitud?
Estoy bendecido y privilegiado por la calidad y la generosidad de mis amigos. Cito siempre a un jefe que tuve en el Banco Interamericano de Desarrollo en Washington DC, quien me decía “Más vale tener amigos que tener dinero”. Nunca he olvidado tan sabio consejo.
¿Qué sientes cuando estás en el exterior o estás participando en una sesion de la ONU y ves lo que se dice de Chávez y su entorno?
Siento una auténtica y dolorosa vergüenza al vernos colonizados y “vividos” por Fidel. Cooperamos con las FARC, el principal grupo narco terrorista de América Latina, con el gobierno fundamentalista del Irán, con Hezbollah todo lo cual nos ha convertido en un paria tropical del cual se burlan hasta aquellos que se aprovechan del patrimonio nacional que a veces viaja hasta en maletas llenas de billetes del imperio. Este comportamiento es el que tipifica internacionalmente a un estado como “forajido”.
Autor: unvenezolanomas

jueves 13 de noviembre de 2008

Comportamiento rufian del gobierno de Hugo Chavez

Ahora ya vemos como es que Argentina "nunca" dice ni "pio" en contra del corrupto de Chavez.
vdebate reporter

“Chávez distribuye el botín”
“Maletín Volador” gana a las Laptops de Reyes
El comportamiento rufián de Hugo Chávez es ya suficientemente vergonzoso. Pero aún peor es que había otros US$4,2 millones en el mismo avión
Publicado el 11/11/08. a las 7:39 am
La alfombra está perdiendo su magia: los $$$ petroleros, aderezados por la corrupción de la Camorra local y difundida ya por el mundo. Fotocrédito: www.arqueometro.info
( Mary Anastasia O'Grady- WSJ)
El empresario venezolano Franklin Durán se mantuvo quieto y mirando al frente mientras un jurado de Miami lo declaró culpable la semana pasada de ser un agente ilegal de Venezuela en territorio estadounidense. Podría ser sentenciado a 15 años de cárcel.
Pero mientras Durán no mostraba emoción alguna en los juzgados, en Venezuela el autor intelectual de su delito, el presidente Hugo Chávez, se salía de sus casillas.
El problema para Chávez es que durante casi una década, los demócratas latinoamericanos han acusado a Venezuela de vulnerar la soberanía de sus vecinos al apoyar a la izquierda radical con dinero y armas. Chávez lo ha negado.
Ahora llega la condena de Durán, que ha revelado que se canalizaron considerables contribuciones financieras del gobierno de Chávez a la candidata peronista Cristina Kirchner en la contienda presidencial de Argentina en 2007. Para Chávez, quien parece estar trabajando en varios proyectos similares en la región, la publicidad negativa es demoledora.
El problema de Chávez en Argentina empezó el 4 de agosto de 2007, cuando un pequeño avión proveniente de Caracas aterrizó en Buenos Aires. A bordo viajaban dos funcionarios del gobierno argentino y tres ejecutivos de la compañía petrolera estatal de Venezuela PdVSA. Otro pasajero era el empresario venezolano Guido Alejandro Antonini.
Los agentes de aduanas descubrieron US$800.000 en el maletín de Antonini que no habían sido declarados. Le dejaron marcharse y este volvió a casa en Miami, donde fue a visitar a la Oficina Federal de Investigaciones (FBI) y acordó cooperar en una investigación.
Chávez desconocía este acuerdo cuando conminó a su jefe de inteligencia a hallar una manera de acallar al hombre del maletín. Durán y otro venezolano llamado Carlos Kauffman — ambos amasaron fortunas en acuerdos con el gobierno chavista — fueron enviados a Florida para advertirle a Antonini que guardara silencio. No sabían que este había acordado llevar un micrófono a su reunión. Las grabaciones de Durán y Kauffman — ofreciendo dinero a Antonini si no decía nada y sugiriendo que sus hijos corrían peligro si no lo hacía ayudaron a condenar a Durán. Kauffman se declaró culpable y testificó contra Durán.
La revelación de este comportamiento rufián por parte del gobierno venezolano es ya suficientemente vergonzoso. Pero aún pero para Chávez es el testimonio de Antonini de que un ejecutivo de PdVSA le dijo que había otros US$4,2 millones en el mismo avión y que habían habido otras operaciones para introducir dinero en Argentina ilícitamente para propósitos políticos.
Kauffman testificó además que el embajador venezolano en Bolivia le había dicho que tenía "US100 millones para gastar en Bolivia". Kauffman dijo que había estado negociando la venta de US$12 millones en equipos antidisturbios para Bolivia, a ser pagados por Venezuela.
Ese testimonio concuerda con reportes desde Bolivia que aseguran que el embajador de Venezuela viaja por el país entregando cheques a los alcaldes que apoyan al presidente Evo Morales.
Mientras, en Colombia, la senadora pro-Chávez Piedad Córdoba recientemente admitió que una subsidiaria de PdVSA le entregó US$135.000.
Uno de los ejemplos más flagrantes de la influencia de Venezuela en la política interna de sus vecinos es Nicaragua, donde el antiguo sandinista Daniel Ortega es ahora presidente. Venezuela está suministrando entre 60% y 70% del crudo que consume Nicaragua anualmente a través de un programa que permite a Ortega pagar sólo la mitad de la cuenta.
La otra mitad es un préstamo a 25 años. Después de eso el entramado sin duda se complica.La petrolera estatal nicaragüense, Petro-Nic, vende el petróleo a compañías privadas y recauda su valor total. El 25% por ciento de esas ganancias se destina a un fondo de inversión social llamado Albanisa y el 25% restante a algo llamado Albacaruna. El director de Petronic y Albanisa es también el tesorero del Partido Sandinista.
Con sus "ingresos petroleros", Albanisa pasó el mes pasado entregando regalos como cocinas y casas en anticipación a las elecciones municipales de ayer. Lo que hace Albacaruna con la otra mitad del crédito venezolano no está claro.Los críticos del gobierno dicen que es un fondo ilícito para Ortega y que ha sido usado para financiar campañas sandinistas. Los nicaragüenses están preocupados por los préstamos, que implican una mayor deuda nacional.
En El Salvador, donde el ex grupo guerrillero FMLN espera hacerse con la presidencia en marzo, los alcaldes del FMLN tienen una empresa llamada Alba Petróleos. Recibe gasolina y diésel en términos favorables de Venezuela, lo vende a un ligero descuento en el mercado en las gasolineras y capta una ganancia suculenta. Esto le permite dominar el mercado minorista y podría explicar porqué el partido está nadando en fondos de campaña — algunos especulan que alcanzan más de US$60 millones.
El caso Durán ha destapado las actividades encubiertas de Chávez en Argentina. Pero sus ambiciones imperialistas van mucho más allá de ese país. Podría salirse con la suya pero nadie debería asumir de los éxitos de sus protegidos que su popularidad se está expandiendo. Es el dinero de Venezuela el que lo está consiguiendo. Con los precios del petróleo en caída, uno se pregunta cuánto durará el dinero.

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Problemas en la Venezuela de Chavez.

Bueno, el peor enemigo del gobierno de Chavez es la ineptitud del el mismo y de todo su gabinete de gobierno.
vdebate reporter
REPUBLICA BOLIVARIANA DE VENEZUELA
MINISTERIO DEL PODER POPULAR PARA LA DEFENSA
COMANDO GENERAL DE LA MILICIA BOLIVARIANA
DIRECCIÓN GENERALDE INTELIGENCIA
Caracas, 28 de octubre de 2008
RESUMEN DE INTELIGENCIA
I. INDICADORES
1. Personal contratado exclusivamente para abarrotar sectores de basura demanera rotativa en la ciudad capital.
2; Manifestaciones por parte de los estudiantes por tonterías, por ejemplo el no haber terminado un cerco.
3. Una campaña direccionada a dimensionar una crisis en el sector educación tomando como temas:
a) Reclamo de pagos.
b) El deterioro de toda la planta física de los planteles.
c) La imposición obligatoria de un curriculum bolivariano que la población rechazó.
d) La inseguridad en los planteles.
e) Gran cantidad de planteles que no han arrancado las actividades.
4. Individuos pagados para crear colas o caos en el tránsito, sonc onductores que atraviesan gandolas, aparentando que el vehículo está accidentado, etc.
5. En el Metro la acción de paralizar las escaleras más altas para que afecte a los ciudadanos de mayor edad.
6. La campaña de escasez que habrá de azúcar y café.
7. La escasez de agua potable en algunos barrios o sectores.
8. Los constantes apagones que han generado pérdidas.
9. El aumento de la criminalidad
10. Muerte a choferes del sector transporte.
11. El mal estado de las calles y carreteras (huecos).
12. El robo de bombillos del cable del alumbrado público.
13. La tranca de arterias viales de importancia.
14. La gran cantidad de obras paralizadas por incumplimiento de los contratistas o porque el dinero y que no alcanzó.
15. Incremento de muertes violentas en los barrios más populares.
16. El incremento de los medios de comunicación de resaltar todos lo malo y esconder lo bueno. 17. Antejuicio de méritos al Presidente.
18. El querer hacer ver al Presidente como involucrado directo en el caso del maletín.
19. El ataque metódico y progresivo hacia la F.A.N.
20. Baja en los precios del petróleo.
21. La distorsión de la verdadera función para lo que fue creada la Milicia.
22. La insistencia como la crisis financiera afectará peligrosamente al país.
23. El aumento de la inflación, los reales ya no alcanzan.
24. El mal sueldo de los maestros, que para sobrevivir salen a hacer de taxistas o de vendedores de prendas y ropas.
25. La matriz de que el Gobierno no atiende, no escucha a los sindicatos y trabajadores, sino que es lo que ellos dicen y punto.
II. ANÁLlSIS
Como parte de las guerras sicol6gicas con la que calladamente está atacando el imperio, se observa que están ejecutando varias acciones cada una, como de manera aislada una de otra. Así como estar imponiendo matriz de informaciones a todo esto al final tiene un propósito, el malestar, lazozobra, la inquietud, agobiar y saturar a la población, buscando crear caos.
III. ESCENARIO
Esta campaña comienza a dar frutos, cuando uno observa a personas de nuestros pueblos o barrios y lo que manifiestan es no quieren que todo vuelva a la tranquilidad aparente de antes. Esto es preocupante y hay quebuscar como revertir ese ambiente de hastío y saturación de la población.
WILMER BARRIENTOS FERNANDEZ
GENERAL DE BRIGADA DIRECTOR GENERAL DE INTELIGENCIA
En la esquina inferior derecha, en letras a mano, el general Barrientoscoloca su firma y abajo: "Difundir MD, DIM, DISIP, GN, CEO,
Unidades de la Reserva Militar,
Vicepresidente, Jefe de Casa Militar, para que estén pendientes".

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Votare por Chavez, cuando

"Tal vez los argumentos que emplean los candidatos de la oposición no sean convincentes, tal vez objetemos su falta de programas o la calidad política de los candidatos, pero el mero hecho de no ser chavistas ya es garantía de constituirse en un bastión de lucha de los derechos ciudadanos tan atropellados por el régimen central. "
vdebate reporter
Votaré por Chávez
Valencia, 12 de Noviembre de 2008
Editorial Notitarde C.A.
Agora
Charito Rojas"La ignorancia se puede remediar; la estupidez es para siempre".
Proverbio chino.
Cada vez estamos más cerca de la hora de la verdad: el momento en que los venezolanos elegirán cómo quieren vivir los próximos cuatro años. Y digo cuatro porque ese es el tiempo que constitucionalmente le queda al Comandante en la Presidencia de la República. Elegir entre seguir en este régimen despótico o tomar la senda democrática de libertades plenas.
Tal vez los argumentos que emplean los candidatos de la oposición no sean convincentes, tal vez objetemos su falta de programas o la calidad política de los candidatos, pero el mero hecho de no ser chavistas ya es garantía de constituirse en un bastión de lucha de los derechos ciudadanos tan atropellados por el régimen central.
Las gobernaciones y alcaldías tienen que convertirse en espacios abiertos para los ciudadanos demócratas, tribunas de discusión y construcción de la Venezuela que queremos los venezolanos civilizados que aspiramos tener una nación de primer mundo.
Si usted está indeciso sobre a quién darle su voto, si es escéptico ante los candidatos de la oposición y anda pensando favorecer a candidatos que nada tienen que buscar, si duda ante un candidato que apoye el oficialismo, les voy a hacer el regalo de un texto que ya quisiera haberlo escrito yo, porque refleja exactamente el pensamiento de muchos venezolanos. Desde hace tiempo rueda por Internet y lo firma Anónimo. Allí les va, con pequeñas ediciones, el mejor alegato de por qué votar contra Chávez y sus candidatos:
"1.- Votaré por Chávez cuando vaya a Japón y la mayoría de sus productos digan 'Made In Venezuela'; eso si sería revolución.
2.- Votaré por Chávez cuando en vez de salir a gritar íOligarcas! tenga mi propia empresa de exportación de productos venezolanos para EE.UU. y vaya a mi trabajo en un vehículo 100% venezolano; esto sí sería revolución.
3.- Votaré por Chávez cuando en vez de salir a gritar Golpistas! ningún Fiscal, Policía, Guardia Nacional o funcionario público me matraquée-, porque el sueldo miserable que tienen no les alcanzan para mantener a su familia o su Status Quo. Esto si sería revolución.
4.- Votaré por Chávez cuando en vez de salir a gritar Neoliberalismo Salvaje! Los estadounidenses tengan que pedir visa para poder entrar a mi país, y sus carros digan 'Hecho en Venezuela'
5.- Votaré por Chávez cuando en vez de traer cubanos para Barrio Adentro, los hospitales parezcan clínicas privadas.
6.- Votaré por Chávez cuando en vez de recibir Bs. 120 de alguna Misión, pueda estar seguro de un futuro profesional estable.
7.- Votaré por Chávez cuando Venezuela sea un país de ricos y no de pobretones estúpidos gritando con una franelita roja.
8.- Votaré por Chávez cuando el mundo nos envidie por ser un modelo de economía. ¿Por qué Japón SI y nosotros NO? ¿Por qué Taiwán SI y nosotros NO? ¿Por qué Aruba SI y nosotros NO? ¿Por qué España SI y nosotros NO? ¿Por qué Italia SI y nosotros NO? ¿Por qué cualquier país sin riquezas como Venezuela lo logra y nosotros NO?
Por eso la gente votó por Chávez; porque pensaron que iban a ver una revolución, pensaron que no tendrían que bajar mas la cabeza al ver Travel and Adventure por cable y que no tendrían que envidiar nada al ver Discovery Channel. Pensaron que Chávez iba a hacer una revolución, nunca les pasó por la mente el Che Guevara ni Fidel Castro y su revolución cubana. ¿A quien no le gusta vivir bien, en una casa cómoda, con un buen empleo y en un país que sea considerado una potencia económica? Y lo único que veo es a estos cabrón gritando 'Viva el Che Guevara!'
9.- Votaré por Chávez cuando no tenga que llamar a nadie ¡Mi comandante!' sino Sr. Presidente; Venezuela no es un Cuartel!
10.- Votaré por Chávez cuando los dirigentes chavistas no me hagan gritar Oligarcas!í pero ellos sí se compran fincas, casas y carros y a mi me dan s.f. 100 para llevar gente a una concentración.
11.- Votaré por Chávez cuando los dirigentes chavistas se den cuenta que la mejor forma de perpetuarse en el poder es gobernando bien. Gobernar bien y a favor, no de los pobres dándoles dinero, sino brindando a todos la posibilidad de mejoría a través de una economía estable.
12.- Votaré por Chávez cuando pueda ir a las reuniones del Comando Maisanta en mi Toyota Four Runner igual a la que tiene el Revolucionario Barreto, o un BMW como el Revolucionario Jorge Rodríguez, o un Corretee como el de García Carneiro, y no montado en una buseta alquilada para los pendejos chavistas. Queremos una revolución para que todos seamos iguales de revolucionarios progresistas. Eso si sería revolución.
13.- Votaré por Chávez cuando no tenga que hacer una cola para poder esperar una ración de comida en las casas de alimentación, mientras lo revolucionarios como Lina Ron y Freddy Bernal van al 'Lee Hamilton Steak House' a discutir las 'acciones de calle'. Si los dirigentes chavistas y los seis millones de chavistas que votaron por el NO logran que sus dirigentes y gobernantes logren esto en Venezuela, estoy plenamente seguro, 'camarada', de que no habrá necesidad de elecciones mas nunca en Venezuela, porque ¿Para qué salir de una revolución así?

Pero si tu, chavista, te das cuenta de que no vamos hacia esto, reflexiona.. . ¿o vas a seguir soñando como sueña desde hace 40 años el pueblo de Cuba, por una revolución que nunca les ha llegado?. Olvídate del Che Guevara, compadre, ese no da para vivir, ni educa a tus hijos ni te da porvenir. Y jamás, lee bien íJAMÁS! tendrás que volver a salir a la calle a gritar Revolución!! Oligarcas!! Fascistas!! Golpistas!! Terroristas! con una franelita roja y una gorra regalada para luego volver a tu casa y saber que sigues y seguirás siendo el mismo pelado y que nada cambiará; solo esperando quizás si estás bien con ellos (con los de arriba) a que llegue el 15 o el 30 para la pensión de alguna de las misiones.
Quiero vivir en la Republica (Bolivariana) de Venezuela como un Rey y no como un pendejo babeándome con las bellezas y las ciudades de otros países, viendo televisión, mientras miro por la ventana de mi apartamento a lo lejos, los barrios donde viven muchos revolucionarios" .
A votar el próximo 23 de noviembre, con este mensaje bien presente, pensando en el país que queremos, pensando en lo que le dejaremos a nuestros hijos. Que nadie se quede en casa porque estamos decidiendo a Venezuela.

Hasta el próximo miércoles.

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lunes 10 de noviembre de 2008

Asaltan y asesinan a velerista de EEUU frente a Puerto La Cruz

Alguien me preguntaba antier porque todavia seguimos calandonos a Chavez y su gabinete de gobierno, si han demostrado que son unos ineptos.
vdebate reporter
En una acción atribuida a piratas marinos, el velerista norteamericano Kennet Dale Peters (50) fue ultimado de un balazo en el pecho, frente a su esposa Katty Peters. Su acompañante, Etephen Humter Davis, también resultó herido, cuando ambos descansaban con sus embarcaciones ancladas entre las islas Borracho y El Borrachito, frente a las costas de Puerto La Cruz.
Se estima que por lo menos tres individuos abordaron los veleros “Chill” (de Peter) y “Dean” (propiedad de Davis), con evidente propósito de robar y agredieron a los dos norteamericanos y a sus esposas, cuando estos aparentemente ofrecieron resistencia.
Peters recibió un balazo en el tórax. Murió en el acto. David fue auxiliado y atendido por médicos en una clínica local, con un disparo en el brazo izquierdo. Está fuera de peligro.
Los dos veleristas y sus esposas Katty Peters y Gloria Davis habían permanecido por más de una semana en la marina Américo Vespucio de El Morro, en Lecherías, y se disponían a zarpar hacia las islas del Caribe, de regreso a Estados Unidos, al final de la tarde del sábado, cuando un trío de individuos los atacó.
Los delincuentes los sorprendieron cuando ya tenían la orden de zarpe de la capitanía de Puerto La Cruz.
Un peñero azul, con letras blancas, fue localizado abandonado cerca del lugar del crimen y es sometido a experticias por el Cicpc.
Zona de peligro.
“Esos tres individuos primero intentaron atracarme a mí, pero logré imprimir velocidad a mi peñero y fui directo a Guanta a denunciarlos”, habría narrado un pescador en la Guardia Costera de Guanta.
Se conoció que otro pescador, Ángel Rada, escuchó llamados de auxilio y acudió al lugar con la Guardia Nacional. El cadáver de Peters permaneció en su barco hasta las 10 pm.
Vía Ultimas Noticias (Evaristo Marín)

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domingo 9 de noviembre de 2008

Los heroes de la Revolucion Bolivariana de Chavez

Bueno, en verdad no son heroes, son la peor corrupción que ha existido en Venezuela en los ultimos 20 años.
vdebate reporter

Los 21 venezolanos del caso del maletín
Noviembre 9, 2008
El periodista Gerardo Reyes hace este domingo un detallado análisis de la conexión venezolana del caso del maletín. Lo hace basado en toda la información que surgió durante el juicio en contra de Franklin Durán, incluyendo las 13 denuncias de corrupción y pago de sobornos a altos funcionarios del gobierno venezolana que dio a conocer Carlos Kauffmann bajo juramento y que explicarían que haya podido amasar una fortuna superior a los 100 millones de dólares.

Dice Reyes que “pocas veces en la historia de los escándalos de corrupción de América Latina se habían conocido tantos detalles de una presunta operación de sobornos, comisiones y tráfico de influencias contados por los protagonistas bajo juramento, con nombres y apellidos.”
La conexión venezolana la forman 20 venezolanos quienes habrían recibido sobornos y/o habrían participado en la operación para acallar el origen y destino de los casi 800 mil dólares que le fueron incautados a Alejandro Antonini la madrugada del 4 de agosto de 2007.
Ellos son:
Tobias Nóbrega (ex ministro de Finanzas),
Jesús Bermúdez (ex Viceministro de Finanzas),
Lenín Aguilera (ex asesor del ministro),
Alejandro Dopazo (Director de Crédito Público del Ministerio de Finanzas),
Víctor José Medina, Orestes Arellano y Oscar Silva (hombres cables de la GN),
Julio Rivas (Funcionario de la sección de finanzas del Ministerio de Educación, fallecido),
Johnny Yánez Rangel (gobernador de Cojedes),
Felipe Rodríguez (segundo al mando de la gobernación de Cojedes),
Antonio Rodríguez San Juan (gobernador del estado Vargas),
el presidente Hugo Chávez (al tanto de la operación de encubrimiento),
Moisés Maionica (preso en Miami),
Rafael Ramírez (ministro de energía y presidente de PDVSA),
ex vicepresidente Jorge Rodríguez (seguía de cerca la conducta de Antonini),
Tarek El Aissami (uno de los funcionarios venezolanos más mencionados en el juicio),
Henry Rangel Silva (Director de la DISIP),
Nicolás Rossini (abogado contratado por el gobierno venezolano),
José Bracamonte (su participación fue fundamental para lograr que Maionica se reuniese en Miami con Antonini);
Antonio José Canchica Gómez (Militar de los servicios de inteligencia de Venezuela especializado en comunicaciones. Tiene orden de captura en Miami) y
Pedro Durán (hermano de Franklin, considerado un contacto del gobierno de Estados Unidos con el de Venezuela).
Lea a continuación el trabajo de Gerardo Reyes

El Valijagate: la conexión venezolana
09 de noviembre de 2008
GERARDO REYES
El Nuevo Herald
Pocas veces en la historia de los escándalos de corrupción de América Latina se habían conocido tantos detalles de una presunta operación de sobornos, comisiones y tráfico de influencias contados por los protagonistas bajo juramento, con nombres y apellidos.
El juicio al empresario Franklin Durán, condenado el pasado lunes por un jurado federal de Miami, fue una de esas raras oportunidades de conocer las intimidades de una empresa de amigos y socios cuyo éxito dependía principalmente de una eficiente maquinaria de corrupción a todos los niveles dentro del gobierno de Venezuela.
Durán fue hallado culpable de actuar ilegalmente como agente del gobierno de Venezuela y de conspirar para mantener en silencio al empresario venezolano e estadounidense Alejandro Antonini en torno al origen y el destino de $800,000 que le fueron confiscados a éste en Argentina en agosto del año pasado.
Su nombre es Carlos Kauffmann, testigo del gobierno de Estados Unidos en el juicio a Durán. Kaufffmann, un empresario de 37 años, fanático de los aviones y los carros, relató sin pudor cómo amasó una fortuna de más de $100 millones en negociaciones ilícitas con entidades del gobierno.
En una sociedad con Durán que invertía y distribuía los ingresos por mitades a través de empresas de nombres lácteos (Leche Inc. Milk, Klim, etc), los socios se conviertieron en la pareja de empresario “boliburgueses” más prospera de la sociedad venezolana.
“Es algo común en mi país”, afirmó el empresario cuando explicó que pagaba sobornos a funcionarios de la estatal petrolera PDVSA a fin de que le dieran prioridad en la venta de materia prima para su empresa de lubricantes Venoco.
Las maniobras descritas por Kauffmann no son exclusivas del gobierno del presidente Chávez y tampoco es la primera vez que Miami está en el mapa de los escándalos de corrupción de Venezuela.
Kauffmann y Durán sacaron provecho de esta crisis. Se la ingeniaron para que los directivos del Fondo de Garantías de Depósitos (FOGADE) institución gubernamental que se creó para administrar los bancos en quiebra, confiaran en ellos para que depositaran en bancos comerciales los dineros que se recaudaban y los remanentes de la crisis. Por esta operación los empresarios recibían una comisión de los bancos que luego compartían, en forma de soborno, con funcionarios de FOGADE, según declaró Kauffmann.
La credibilidad de Kauffmann fue atacada varias veces por el abogado de Durán, Ed Shohat. Según el abogado, Kauffmann declaró lo que la fiscalía quizo escuchar y así cumplió con dos objetivos de Estados Unidos que podrían atenuar su pena: enlodar al gobierno del presidente Chávez y demostrar que Durán actuó como agente de Venezuela para continuar disfrutando de ese paraíso de poder y contratos millonarios.
Kauffmann afrontaba los mismos cargos de Durán, pero en marzo de este año se declaró culpable y decidió cooperar con el fiscal Tom Mulvihill. La decisión se produjo luego de que el FBI descubrió que el empresario estaba fraguando una falsedad documental para que su esposa obtuviera una visa de trabajo en Estados Unidos.
Abogados y fiscales aportaron al proceso cientos de estados de cuentas de Kauffmann y Durán en bancos de Estados Unidos, pero éstos no fueron usados como pruebas durante el juicio lo que impidió que los medios conocieran sus movimientos y los nombres de los beneficiarios.
De revelarse el contenido de esos documentos sería posible precisar las dimensiones de los alegatos de corrupción.
Kauffmann explicó que en la sociedad con su amigo Durán, él respondía por los asuntos financieros y Durán por las contrataciones con el gobierno
Los personajes aparecen con los cargos que ocupaban al momento de los hechos.
Estos son:
Tobías Nóbrega- Ministro de finanzas. Kauffmann dijo que inicialmente él y Durán le pagaron $1 millón por haber aprobado la compra de un edificio para el ministerio a un precio ($9.5 millones) que doblaba el valor por el que ambos empresarios lo compraron. Funcionarios del ministerio ayudaron a los empresarios a restructurar un paquete de bonos de deuda pública que recibieron como parte de pago del edificio que anteriormente pertenecía al Citibank. Con esa operación el valor de los bonos se multiplicó. Kauffmann explicó que gran parte de las ganancias de esta compraventa se invirtieron en el pago de sobornos por $4.5 millones al “equipo del ministerio”, incluido Nóbrega. Pero no lo consideró una pérdida porque ese negocio fue el preámbulo de otra operación mucha más lucrativa relacionada con la reestructuración de bonos. En esta segunda operación obtuvieron $100 millones de ganancias, suma de la cual pagaron sobornos por $25 millones a Tobías y los demás miembros del equipo entre los años 2002 y 2005.
Jesús Bermúdez- Viceministro de Finanzas. En febrero de 2005, después de dejar su cargo, fue condenado en la corte federal por estructurar una operación ilegal de introducción de dinero en efectivo a Estados Unidos. Cumplió una condena y firmó un acuerdo de cooperación con la fiscalía. Los bonos restructurados a favor de los Kauffmann y Durán fueron bautizados con su apellido “Los bonos Bermúdez”, según Kauffmann. Recibió sobornos por su participación en esa operación, agregó el empresario.
Lenín Aguilera- Asesor del ministro. Fue parte del equipo del ministerio que trabajó con los empresarios y recibió también sobornos por su participación en la reestructuración de los bonos. Cuando Shohat le preguntó a Kauffmann en una audiencia del juicio cómo se deletreaba el nombre de Aguilera, le respondió: “Franklin lo sabe perfectamente, pregúnteselo a él que está ahí”.
Alejandro Dopazo- Director de Crédito Público del Ministerio de Finanzas. Dopazo también participó en la operación de la reestructuración de bonos que se derivó del negocio del edificio del Citibank y por ello recibió sobornos, aseguro Kauffmann. A diferencia de los otros tres funcionarios (Nóbrega, Bermúdez y Aguilera), que aceptaron $1 millón cada uno, Dopazo exigió $1.5 millones. ‘‘El pidió un poquito más, si no le pagábamos el negocio no se podía hacer”, explicó Kauffmann
Víctor José Medina, Orestes Arellano y Oscar Silva- Kauffmann identificó a estos oficiales de la Guardia Nacional (GN) como sus hombres claves en los negocios que mantuvieron con esa entidad entre 1998 y 2001. “Ellos eran los encargados de las compras y la finanzas”, declaró Kauffmann. La GN se convirtió en la puerta de entrada de Kauffmann y Durán al sector oficial de Venezuela. En esta entidad la confianza llegó a tal nivel que los oficiales les confiaron a los empresarios los dineros que recibían de sobornos para que los invirtieran en lo que consideraran más rentable o conveniente, explicó Kauffmann. Por el manejo de las inversiones cobraban 10 por ciento del monto confiado a ellos.

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viernes 7 de noviembre de 2008

Soy Proyanqui

Soy proyanki: con sus politicos- porque me gustaba McCain-, con su aburrimiento -porque todo se parece-, con su problema economico - por la perdida en la bolsa-, etc. Estoy de acuerdo con Charito, es una tierra de "buena fe".
US es un tremendo pais, y por eso es potencia mundial. El atrasado de Chavez y de Fidel dicen todo lo contrario y Venezuela y Cuba van de mal en peor.......

vdebate reporter.

CHARITO ROJAS, VALENCIA
Soy Pitiyanki
Cita: 'Mejor es callar y que sospechen de tu poca sabiduría que hablar y eliminar cualquier duda sobre ello'. Abraham Lincoln, 16 Presidente de los Estados Unidos (1861-1865).
Estados Unidos, el primer país en casi todos los índices mundiales, aunque eso pese a algunos envidiosos incapaces de entrar en ningún ranking positivo, ha sido un pionero desde que se constituyó en país libre hace 232 años. Pioneros en desarrollo, en tecnología, en deportes, en organización política y ciudadana.
Tal vez por su supremacía, sobre todo después de que el comunismo fracasó estrepitosamente y se vino abajo la Unión Soviética en 1991, el país del norte ha actuado como el policía mundial, interviniendo en asuntos internos de terceros países. Así, el coloso líder en movimientos de derechos civiles ha puesto sus grandes tortas metiendo sus narices para poner orden en casas ajenas.Ejemplos de ello son Vietnam -su más grande fracaso-, Afganistán e Irak, de donde no haya como salir.
Al lado de la terrible bomba atómica de Hiroshima, Estados Unidos exhibe en su historia la conquista del espacio e innumerables iniciativas científicas que han hecho más grata la estancia de los hombres en este planeta.
Quien conozca los Estados Unidos sabe que es tierra de buena fe y de respeto a las libertades civiles. Sin ser Disneylandia, Estados Unidos es lo más parecido a una democracia con estado de derecho que hay sobre la tierra. Por algo tiene 12 millones de inmigrantes ilegales y casi 800.000 de ellos son compatriotas que huyen del horror en que se ha convertido nuestro país en los últimos diez años. ¿Qué buscan en estas tierras muchas veces frías de temperatura y de humanidad? La respuesta más frecuente de los inmigrantes venezolanos es: seguridad y futuro.
Cuando vemos a quien se cree dueño de Venezuela hablar bolserías sobre 'el imperio', los 'gringos' y últimamente hacer su favorita de la despreciativa expresión 'pitiyanki' (del francés 'petit' y el americanismo 'yanki'), concluimos
1) que este pobre hombre jamás ha disfrutado de las ventajas del 'american way of life';
2) que hay que enseñarle a respetar a un país que ha sabido alcanzar su desarrollo, cosa que él no ha podido ni siquiera atisbar después de 10 años en el poder y 700 mil millones de dólares dilapidados en una delirante revolución;
3) que la paranoia antigringa es tan peligrosa que puede acabar con la sociedad con Estados Unidos, que todavía sigue siendo el primer cliente de lo único que exporta Venezuela, el petróleo.
A quienes, siguiendo la desquiciada conducta de odio hacia un país con el que tradicionalmente Venezuela ha tenido excelentes y convenientes relaciones comerciales y de amistad, hay que informarles de unas cuantas odiosas verdades: el jeans que visten lo patentó el señor Levi Strauss en 1873; el bombillo que los alumbra lo inventó Thomas Alva Edison en 1876; el teléfono por el que hablan lo inventó Míster Graham Bell en 1876 y el aparato de radio en 1906 por Mr. Lee De Forest; el láser del bisturí de médicos y odontólogos, de las lectoras de los equipos de sonido, del cine, las miras y de mil usos más es descubrimiento de Charles Townes y Arthur Schawlow en 1960; sus carros tienen cauchos gracias a Mr. Dunlop (1888) y Mr. Goodyear (1839), por no hablar de los aportes de Mr. Henry Ford ( 1908) a sus vehículos.
A quienes les gusta una fría, den gracias a Mr. Jacob Perkins (1834) que patentó el refrigerador; la magia de los ascensores se debe a Mr. Otis y cuando se afeite no olvide que la hojilla la inventó Mr. Gillette.
Al anti imperialista que nos gobierna, que no olvide que gracias a los hermanos Wright él puede surcar los cielos de un lado a otro. Esto por mencionar sólo algunos de los miles de aportes norteamericanos a nuestra calidad de vida.
Las diferencias que se puedan tener con la conducta o acciones del gobierno norteamericano, deben ser solventadas por vías diplomáticas. Como lo hacen los países civilizados. La vía de la ofensa, de la descalificación y sobre todo del desconocimiento de la grandeza de los Estados Unidos sólo puede esperarse de quien, en lugar de tomar los buenos (y sólo los buenos) ejemplos de desarrollo del primer país del mundo, se fija en un país depauperado por una revolución comunista cuyos números hablan de su fracaso.
Mientras Estados Unidos es el primer país del mundo en calidad de vida, Cuba es una sociedad mutilada en sus derechos humanos y económicos. En 1958 Cuba era el tercer país en reservas monetarias en América; el tercer productor cárnico de Latinoamérica (hoy los cubanos tienen derecho a un kilo y medio de carne cada cuatro meses); de acuerdo a su número de habitantes, en 1958, Cuba tenía el tercer lugar en vehículos privado, el tercer lugar en número de teléfonos, el segundo en posesión de aparatos de radio y el primero en televisores.
Cuando Castro llegó en 1958 al poder, los empleados cubanos poseían el cuarto mejor ingreso mundial.Hoy, el mejor ingreso de la isla es de los médicos con 30 dólares, mientras que un obrero gana 10 dólares al mes. En 1958 Cuba era el segundo productor mundial de caña. Ahora es el noveno. Había 160 radioemisoras y 32 periódicos. Hoy sólo hay radios y televisoras del gobierno y el oficialista diario Gramma.Ah, y el periódico del partido comunista.
Hace apenas un par de meses se ha permitido restringidamente el uso de Internet y de teléfonos celulares. Bajo el mando de Fidel Castro sólo un índice ha subido: el de las jineteras, que pasaron de 10.000 en 1958 a 100.000 en la actualidad.
Si ser pitiyanki es amar la libertad y el progreso, la ciencia y la excelencia, entonces soy una venezolanísima pitiyanki. Prefiero que mis hijos estudien en Harvard antes que en la Universidad Bolivariana, que tengan los modales de Clinton y no de Mario Silva; que mi país tenga la limpieza de Miami y no la de Petare; que mis derechos sean respetados como regla y no como excepción.
Fíjense si tengo razón que la colonia de ranchos anti imperialistas que desgraciadamente habitan la cabeza del pro castrista de Miraflores al parecer no afecta el gusto pitiyanki de sus secuaces, a quienes encanta un viaje a Las Vegas (¿verdad Calixto?) o a Nueva York (¿no es así, Darío?) y lloran a moco tendido cuando les niegan la visa para llevar a los muchachos a Disneyworld.
La bandera del antiamericanismo históricamente solo la han portado los resentidos que no han sabido sacar su vida y su país del atavismo de la ignorancia y el atraso. Sólo quienes son incapaces de seguir los mejores ejemplos los atacan mezquinamente.
Lo de Honduras fue el mejor vistazo a la miseria mental y moral de quienes gobiernan a estos pobres países, sin ninguna esperanza de futuro mientras sigan en manos de los peores.
Nota: A quienes después de leer este artículo me manden a vivir para Miami, yo los mandaré a vivir a Cuba. Veremos quien sale perdiendo.
Hasta el próximo miércoles.

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